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	<title> &#187; innovazione</title>
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	<description>Made in Tuscany è il portale che raccoglie le aziende che possono vantare e garantire di svolgere le loro attività in Toscana.</description>
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		<title>Grazie ad un &#8220;occhio&#8221; Toscano adesso vedremo Giove</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 06:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[La sonda Juno della Nasa è entrata nell’orbita di Giove. Il cuore scientifico della sonda è composto dallo spettrometro Jiram made in Tuscany.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sonda Juno della Nasa è entrata nell’orbita di Giove.</strong><br />
Mai finora un veicolo è stato così vicino al pianeta più grande del Sistema Solare. I nove strumenti a bordo, due dei quali sono italiani, potranno ora mettersi al lavoro per rispondere alle tante domande aperte sul pianeta gigante, come la composizione del nucleo e l’ambiente estremo in cui è immerso, dove le radiazioni sono più intense che in qualsiasi altro luogo del nostro sistema planetario.</p>
<p>Lanciata il 5 agosto 2011, Juno (JUpiterNear-polarOrbiter) è stata realizzata dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasaha ed ha viaggiato per cinque anni, percorrendo quasi tre miliardi di chilometri per studiare il pianeta gigante grazie a un &#8220;cuore&#8221; scientifico che parla italiano. Adesso si tratta di conoscere tutti questi aspetti molto più da vicino e, soprattutto, bisogna capire che cosa si nasconde sotto la superficie del pianeta gigante.<br />
Scoprirlo è il compito dei nove strumenti della sonda, il cui cuore scientifico è lo spettrometro italiano Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper): oltre a catturare le immagini delle aurore polari, studierà gli strati superiori dell&#8217;atmosfera a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina. Finanziato dall&#8217;Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è stato realizzato da <strong>Leonardo-Finmeccanica a Campi Bisenzio (Firenze)</strong> sotto la responsabilità scientifica dell&#8217;Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). Ottenere la prima mappa interna di Giove è l&#8217;obiettivo di KaT (Ka-Band Translator), progettato dall&#8217;Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell&#8217;Asi. Italiano, infine, anche il sensore d&#8217;assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, il sensore permetterà a Juno di mantenere la rotta nell&#8217;orbita del pianeta gigante.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/XpsQimYhNkA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Fonte: Ansa.it</p>
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		<title>Le fibre ottiche mettono il turbo grazie al Sant&#8217;Anna di Pisa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 14:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[università di pisa]]></category>

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		<description><![CDATA[Le fibre ottiche attuali mettono il turbo, portando fino a 1 Gigabit al secondo per ogni utente e permettendo di scaricare video a velocità e risoluzione altissime: sono le caratteristiche del sistema di accesso a Internet risultato del progetto europeo Coconut coordinato dall'Italia, con la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le fibre ottiche attuali mettono il turbo, portando fino a 1 Gigabit al secondo per ogni utente e permettendo di scaricare video a velocità e risoluzione altissime: sono le caratteristiche del sistema di accesso a Internet risultato del progetto europeo Coconut coordinato dall&#8217;Italia, con la Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa. Proprio a Pisa viene sperimentato oggi, con una dimostrazione pubblica, su un tratto della rete commerciale a fibra ottica della città messo a disposizione dalla società Agestel.</p>
<p>Finanziato con 4,1 milioni (2,8 dei quali dalla CommisSione Ue) e partito nel 2012, il progetto Coconut (COst-effective COhereNt Ultra-dense-Wdm-Pon for lambda To-the user access) è coordinato da Ernesto Ciaramella, della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna, il progetto è condotto in collaborazione con il Politecnico spagnolo della Catalogna, l&#8217;università per le Tecnologie dell&#8217;informazione di Atene e le aziende British Telecom, Ericsson AB, Alcatel-Lucent 35Lab, Promax Electronica e Optronics Technologies (Grecia).</p>
<p>In condizioni normali le reti in fibra ottica utilizzano molti canali con lunghezze d&#8217;onda diverse (Wdm). &#8220;La nostra intenzione &#8211; spiega Ciaramella &#8211; era di aumentare in maniera significativa il numero di canali, cioè il numero delle lunghezze d&#8217;onda e, pur mantenendo la compatibilità con le infrastrutture attuali, estendere in modo significativo le dimensioni della rete e quindi il numero di utenti in grado di connettersi, aprendo la strada verso le soluzioni che sono spesso indicate come &#8220;Gigabit-to-everyone&#8221;, con un costo accessibile per tutti gli utenti&#8221;.</p>
<p>Grazie a questa tecnologia diventa quindi possibile usare le infrastrutture di rete per scaricare video ad altissima risoluzione in pochi secondi e senza sovraffollare le attuali reti wireless per uso domestico. La stessa tecnologia può essere impiegata per collegare a Internet le antenne della rete cellulare, con una velocità crescente. La stessa tecnica, secondo gli esperti, è interessante anche per le future reti 5G.</p>
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		<title>La mano robotica made in Tuscany trionfa in Corea del Sud</title>
		<link>https://www.madeintuscany.it/site/mano-robotica-madeintuscany-trionfo-corea/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 07:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[News sul Design]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[robotica]]></category>
		<category><![CDATA[università di pisa]]></category>

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		<description><![CDATA[Assolutamente Made in Tuscany, è stata sviluppata al Centro Piaggio dell'Università di Pisa la nuova versione della mano robotica, premiata a Seul da Humanoids, la più importante conferenza internazionale della robotica umanoide.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Assolutamente <a title="About us" href="https://www.madeintuscany.it/site/about-us/" target="_blank">Made in Tuscany</a>, è stata sviluppata al <strong>Centro Piaggio dell&#8217;Università di Pisa</strong> la nuova versione della mano robotica, premiata a <strong>Seul</strong> da Humanoids, la più importante conferenza internazionale della robotica umanoide.</p>
<p>La mano, che riesce a versare una tazza di caffè, si chiama <strong>&#8220;Pisa-IIT Softhand plus&#8221;</strong>: grazie ai due motori, la nuova mano è in grado non solo di afferrare, ma anche di manipolare gli oggetti in modo più abile e naturale rispetto alla sua prima versione.</p>
<p>«Con la Pisa-IIT Softhand plus facciamo un altro passo avanti verso la riproduzione di movimenti naturali della mano umana con una struttura artificiale il più semplice e robusta possibile, e quindi adatta a essere usata come protesi», rileva <strong>Antonio Bicchi</strong>, professore che insegna robotica all&#8217;Università di Pisa, lavora all&#8217;Istituto italiano di tecnologia di Genova ed è il coordinatore del gruppo che ha realizzato l&#8217;arto.</p>
<p><em>Fonte: Toscana24 / Il Sole 24 Ore &#8211; <a href="http://www.toscana24.ilsole24ore.com/art/oggi/2015-11-13/mano-robotica-pisana-trionfa-132029.php?uuid=gSLAJ8sgQB&amp;utm_source=dlvr.it&amp;utm_medium=twitter" target="_blank">Articolo originale</a></em></p>
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		<title>È Made in Tuscany il re dello Street Food</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2015 10:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati aziende Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[StreetFoody è una linea di di veicoli speciali interamente dedicata al mondo dello street food creati della Resti SpA, azienda autenticamente Made in Tuscany leader in italia nella realizzazione di questi speciali autoveicoli totalmente custom. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo street food non è solo un fenomeno di moda, è un nuovo modo di vivere il rapporto millenario di una cultura con il proprio cibo, con le proprie radici, reinventandolo tutti i giorni in forma innovativa, sorprendente, pratica e soprattutto gustosa. Giornali e riviste, trasmissioni televisive, guru della gastronomia hanno consacrato il cibo “on the road” a nuova icona del terzo millennio.</p>
<p><strong>StreetFoody</strong> è una linea di di veicoli speciali interamente dedicata al mondo dello street food creati della <a title="RESTI, Terranuova B.ni" href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/resti-spa-extensive/">Resti SpA</a>, azienda autenticamente <a title="About us" href="https://www.madeintuscany.it/site/about-us/">Made in Tuscany</a> leader in italia nella realizzazione di questi speciali autoveicoli totalmente custom. Un team di specialisti è alla disposizione dei clienti, potenziali food trucker, per sviluppare insieme a loro l’intero progetto imprenditoriale, aiutandoli in ogni fase della realizzazione fino alla messa in strada del loro veicolo.</p>
<p>Dall’idea iniziale, al business plan, al format, alla verifica dell’originalità e all’intelligence su quanto già esistente sulla piazza, StreetFoody è in grado di consigliare e di indirizzare l’imprenditore in una prima, importante fase del progetto. Sarà poi sempre al suo fianco nell’aiutarlo a scegliere il tipo di operatività più adatto &#8211; itinerante, giardini, piazze – e ad individuare le opportunità come la partecipazione a fiere, manifestazioni di street food, o eventi privati come cerimonie e feste. Da qui la consulenza per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie e il supporto nel disbrigo delle pratiche amministrative, pronti per partire con la realizzazione del progetto.</p>
<p>La grande esperienza di <a title="RESTI, Terranuova B.ni" href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/resti-spa-extensive/">Resti SpA</a>, dal 1961 leader del settore, è garanzia della massima affidabilità e qualità del lavoro di allestimento vero e proprio del mezzo, interamente <em>personalizzato e realizzato nelle officine del gruppo nei pressi di Arezzo</em>.</p>

<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana/' title='allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti/' title='allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/ape-coperture-streetfood/' title='ape-coperture-streetfood'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/ape-coperture-streetfood-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ape-coperture-streetfood" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada/' title='ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo/' title='ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/aziende-made-in-tuscany/' title='aziende-made-in-tuscany'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/aziende-made-in-tuscany-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="aziende-made-in-tuscany" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/custom-ape-gelato/' title='custom-ape-gelato'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/custom-ape-gelato-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="custom-ape-gelato" /></a>
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		<title>In Toscana le fragole crescono su un mini-grattacielo grazie all&#8217;idea di un giovane ingegnere della Valdichiana.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2015 13:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[start-up]]></category>
		<category><![CDATA[Valdichiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scouting di aziende innovative del progetto Agrinnova di Wired e Ibm comincia con il vertical farming di un ingegnere innamorato dei campi della Valdichiana. Una serra autosufficiente per l’agricoltura verticale, dove allevare fino a 15 chili di pesce e coltivare 4000 piantine da insalata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Lo scouting di aziende innovative del progetto Agrinnova di Wired e Ibm comincia con il vertical farming di un ingegnere innamorato dei campi della Valdichiana. Una serra autosufficiente per l’agricoltura verticale, dove allevare fino a 15 chili di pesce e coltivare 4000 piantine da insalata.</h2>
<p>Intorno al piccolo borgo di Torrita di Siena c’è la Toscana che tutti immaginano. È da questo piccolo angolo di paradiso che inizia lo scouting di aziende innovative del progetto Agrinnova di Wired e Ibm. Un luogo da sogno che, in questo caso, ha fatto da sfondo a un progetto da sogno: mescolare tradizione agricola e innovazione tecnologica per creare un edificio autosufficiente, in grado di ospitare un allevamento ittico e una coltivazione di quattrocento piante.</p>
<p>Quando Matteo Benvenuti ha cominciato a dare forma a questa idea era un giovane laureando della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Sul tavolo del suo relatore c’era una tesi di laurea sul tema dell’urbanizzazione sostenibile: il masterplan di una città a ciclo chiuso, autosufficiente dal punto di vista energetico, alimentare e idrico. “È riduttivo parlare di reti intelligenti solo in ambito elettrico – ci spiega – Perché allora non pensare a una smart grid per la filiera agroalimentare? Un edificio a ciclo chiuso dalla produzione alla vendita, fino al riciclo. Inserito in un area urbana, magari per recuperare strutture abbandonate, può essere messo in rete con i campi tradizionali, in un luogo dove si vendano sia i prodotti della vertical farm che quelli delle altre coltivazioni”.</p>
<p>COS’È UNA “VERTICAL FARM”?<br />
La “fattoria verticale” altro non è che una sorta di serra che si sviluppa in altezza anziché su grandi superfici di terreno. Il prototipo costruito e autofinanziato da Matteo – “in sei mesi, con la grandine e con il sole”, ci racconta – è una struttura circolare di forma iperboloide di 4 mq in pianta. Il diametro della base circolare è di 2,5 metri, il piccolo grattacielo verde, come l’hanno già ribattezzato alcuni, è alto 5,5 metri incluso un generatore eolico che, insieme a un pannello solare, ne assicura l’autosufficienza energetica. “Con queste dimensioni abbiamo un volume di coltivazione effettivo di 16 mq, sufficiente per coltivare 400 piante di medie dimensioni, fino a 4000 piantine da insalata in un anno. È una densità elevata: in un campo tradizionale servirebbe il quadruplo dello spazio”.</p>
<p>All’interno della struttura c’è una sorta di acquario e file di banchi per la coltivazione. Il primo serve per arricchire l’acqua di elementi nutritivi utili all’irrigazione delle piante. Come spiega Matteo “è un sistema vivo, un edificio vivente perché ci sono anche dei batteri che fanno sì che la serra possa funzionare”. Si chiama acquaponica: i pesci secernono azoto ammoniacale e feci, in un filtro due ceppi di batteri “buoni” decompongono le sostanze in nitriti e nitrati, poi l’acqua viene inviata nei banchi di coltivazione e le piante assorbono i nitrati dall’acqua, crescono e a loro volta depurano l’acqua che torna all’interno della vasca dei pesci. “È un sistema chiuso autopulente, salvo la manutenzione che, quando il ciclo è a regime e la colonia batterica è formata e resistente, è bassissima”.</p>
<p>LA VERTICAL FARM CHE GUARDA AL PROTOCOLLO LEED<br />
Nel progetto nulla è lasciato al caso. La forma iperboloide è stata scelta perché consente la massima stabilità con il minimo dispendio di materiali e quindi costi. La scelta di legno e acciaio per la struttura è voluta, perché si tratta di materiali adatti per contatto alimentare, reperibili a chilometro zero, riciclabili. “L’idea è di minimizzare il consumo di risorse anche in fase di costruzione – specifica Matteo – sulla scia del protocollo Leed”. E infatti l’energia che tiene in piedi la vertical farm è completamente autoprodotta, grazie a un generatore eolico, a un pannello fotovoltaico e a una batteria di accumulo. La pompa dell’acqua e l’areatore funzionano in autonomia per 24 ore; se ciò non dovesse bastare “c’è un sistema di switch a corrente elettrica e la struttura può andare avanti lo stesso”.</p>
<p>Nel prototipo sono state coltivate solo fragole e insalata, mentre nella vasca ci sono pesci rossi “perché sono molto resistenti alle variazioni dei parametri dell’acqua, dunque migliori per fare sperimentazioni”. Ma potenzialmente si possono produrre cetrioli, pomodori e fino a 15 chili di pesce come trote, carpe, tilapia e altre specie di acqua dolce.</p>
<p>TECNOLOGIA LOW COST: MODELLO DA ESPORTARE<br />
Rispetto ad altre vertical farm – l’Enea ne ha installata una ad altissima tecnologia all’Expo – i vantaggi competitivi dell’idea di Matteo sono invece la semplicità di funzionamento, i costi bassi di realizzazione e l’idea più grande di inserire la “fattoria verticale” in un contesto più ampio. Certo i costi iniziali sono più elevati rispetto alle piantagioni tradizionali in campo aperto, ma questa “serra smart” in qualche modo riduce i rischi legati ai cambiamenti climatici, le perdite di raccolto per grandinate o siccità. “Se riusciamo a posizionarla in aree urbane ad alta densità di popolazione o in piccole comunità, possiamo garantire una base alimentare per tutti, salutare e a chilometro zero, oltre a recuperare edifici dismessi e quindi a riqualificare il territorio”. Un’idea che fa pensare anche alla cooperazione internazionale. Non a caso la tesi da cui è partito tutto era pensata per una città in Marocco. “Tutto sta nel capire le caratteristiche del posto e adattare la vertical farm alle diverse condizioni: in Scandinavia avremo il problema del freddo e della luce, in Nordafrica l’opposto: ma il progetto è scalabile e applicabile a tutte le situazioni”.</p>
<p>DAI TETTI DI MANHATTAN ALLE COLLINE DELLA VALDICHIANA<br />
Dietro la vertical farm di Matteo non c’è ancora una startup innovativa “ma vorremmo farlo presto”, ci confessa lui. “Vorrei rendere questa tecnologia sempre più presente anche in Italia”. Il suo sogno, quello nato guardando i campi della Valdichiana, è di realizzare un quartiere agroalimentare dove tanti edifici, magari di piccole dimensioni, siano integrati nel territorio e con la filiera di produzione tradizionale.</p>
<p>Una grande ambizione che forse l’idea della vertical farm si porta dietro da quando è stata teorizzata, dal Prof. Dickson Despommier della Columbia University, tempio dell’eccellenza accademica a livello mondiale. Il suo progetto era di creare orti urbani sui tetti di Manhattan. Non ci riuscì, e optò per l’idea di una serra verticale, un grattacielo. Peccato che anche lui non potesse ispirarsi alle colline sempreverdi della Toscana.</p>

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<a href='https://www.madeintuscany.it/site/in-toscana-le-fragole-crescono-su-un-mini-grattacielo/innovazione-in-toscana/' title='innovazione-in-toscana'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/07/innovazione-in-toscana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="innovazione-in-toscana" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/in-toscana-le-fragole-crescono-su-un-mini-grattacielo/startup-fragole-innovative-toscana/' title='startup-fragole-innovative-toscana'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/07/startup-fragole-innovative-toscana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="startup-fragole-innovative-toscana" /></a>

<p><strong><em>Foto e testi di <a href="http://www.wired.it/author/fionta">Federica Ionta</a> su <a href="http://www.wired.it/scienza/ecologia/2015/07/27/mini-grattacielo-toscana-fragole/" target="_blank">Wired Italia</a></em></strong></p>
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		<title>Nasce la partnership fra Camera Regionale della Moda Italiana e Pega srl</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 12:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[News sul Design]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[Pistoia]]></category>
		<category><![CDATA[Yacht]]></category>

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		<description><![CDATA[La Pega Srl di Pescia e la Camera Regionale della Moda Italiana, hanno firmato un accordo di sponsorizzazione e partnership, dove le due realtà si uniscono per creare una sinergia per gli eventi che da agosto a dicembre 2015, saranno protagonisti a livello nazionale: una società tutta italiana quella della PEGA Srl., la quale anche...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Pega Srl di Pescia e la Camera Regionale della Moda Italiana, hanno firmato un accordo di sponsorizzazione e partnership, dove le due realtà si uniscono per creare una sinergia per gli eventi che da agosto a dicembre 2015, saranno protagonisti a livello nazionale: una società tutta italiana quella della PEGA Srl., la quale anche nel campo della nautica come in quello della moda, il design e il gusto Italiano si fanno sentire, dato il crescente numero di star committenti che si rivolgono proprio a cantieri o designer del Belpaese.</p>
<p>A curare l’exterior design e la funzionalità dei meccanismi, è un gruppo interno di progettisti italiani a confermare che, in un mondo sempre più attento all’estetica e al design, il genio e la professionalità italiana è tra i più ambiti e richiesti.</p>
<p>La Pega Settore Yacht Elevator Design, collabora con  alcuni dei nomi più gettonati tra le star di Hollywood e non solo, come Azimut Benetti, simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo. </p>
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		<title>Incubatore Firenze: UniCredit Start Lab, la piattaforma per accompagnare le startup</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 16:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Incubatore Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Startup]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 14 aprile è in programma l'incontro "Una piattaforma per accompagnare le startup", alle ore 17.30, all'Incubatore Firenze in Via della Sala, 141.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 14 aprile è in programma l&#8217;incontro &#8220;Una piattaforma per accompagnare le startup&#8221;, alle ore 17.30, all&#8217;Incubatore Firenze in Via della Sala, 141.<br />
L&#8217;appuntamento prevede l&#8217;illustrazione del Progetto UniCredit &#8211; Incubatore Firenze in tema di supporto alla nuova imprenditoria e alle start up con il Lancio della Call 2015 di UniCredit Start Lab, la piattaforma di servizi di accelerazione, coaching, training manageriale e risorse finanziarie di UniCredit.<br />
Focus sulle modalità per l’accesso al credito delle startup utilizzando il Fondo Centrale di Garanzia.</p>
<p><em>Saluti di benvenuto</em><br />
Lorenzo Petretto, Incubatore Firenze &#8211; Direttore<br />
Simone Bettini, Confindustria Firenze &#8211; Presidente</p>
<p><em>Intervengono</em><br />
Massimo Canalicchio, Incubatore Firenze Consulente<br />
Francesco Iannella, UniCredit Direttore Area Commerciale Toscana Est<br />
Agostino Apolito, Confindustria Firenze Responsabile Area Economica e Diritto di Impresa<br />
Giusy Stanziola, UniCredit<br />
Territorial &amp; Sectorial Development Plans</p>
<p><em>Testimonianze</em><br />
Pasquale Fedele, Liquidweb</p>
<p>Per iscrizioni: <a href="https://eventbrite.it/event/16499425225/" target="_blank">https://eventbrite.it/event/16499425225/</a><br />
Informazioni: <a href="http://www.unicreditstartlab.eu" target="_blank">www.unicreditstartlab.eu</a> &#8211; <a href="http://www.incubatorefirenze.org" target="_blank">www.incubatorefirenze.org</a></p>
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		<title>Cyberlegs, le protesi robotiche made in Tuscany</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 08:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia, ricerca e università in Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla Toscana nasce e prende il via il progetto delle protesi robotiche Cyberlegs, che restituirà il cammino ad amputati e anziani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvia alla conclusione il <strong>progetto europeo CYBERLEGs</strong>, che vuole restituire a pazienti amputati, in particolare ad anziani che presentano un quadro clinico compromesso e debilitato, la capacità di camminare, con facilità, agilità e senza dispendio di energia. Il progetto è finanziato nell’ambito del settimo programma quadro dalla Commissione Europea ed è sviluppato in collaborazione tra l’<a href="http://www.sssup.it/ist_news.jsp?ID_NEWS=4933&amp;area=&amp;ID_LINK=10458&amp;GTemplate=ist_home.jsp" target="_blank"><em>Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna</em></a> (soggetto coordinatore), la <em>Fondazione Don Gnocchi</em> e partner europei come l’<em>Università di Lubiana</em> (Slovenia), l’<em>Università Cattolica di Louvain</em> (Belgio), la <em>Libera Università di Bruxelles</em> (Belgio).</p>
<p>In questa ultima fase del progetto, dopo due anni di ricerca, è previsto lo svolgimento di test su alcune persone amputate: i ricercatori lanciano quindi un appello per individuare volontari disposti a provare i dispositivi, mettendosi a disposizione per una giornata. L’identikit del volontario ideale è una persona che ha subito l’amputazione dell’arto inferiore a livello femorale per cause vascolari o a per traumi e che abita a Firenze o nelle immediate vicinanze. Le prove saranno svolte alla Fondazione Don Gnocchi del capoluogo toscano, dove si trova il laboratorio congiunto con l’Istituto di BioRobotica <strong>“MARE Lab”</strong>, dove si sperimentano sistemi indossabili per la riabilitazione e per l’assistenza motoria. Questa è l’unica sede dei test per validare i prototipi sviluppati da tutti i ricercatori del consorzio CYBERLEGs, distribuiti fra Pisa, Bruxelles, Lubiana.</p>
<h3>Ogni anno &#8211; spiega Nicola Vitiello, ricercatore e coordinatore di questa innovazione tutta <a href="http://www.fattointoscana.com">made in Tuscany</a> &#8211; tra l’Europa e gli Stati Uniti si contano circa 550mila nuovi amputati di arti inferiori. Nell’80% dei casi alla base ci sono problemi traumatici, mentre il restante 20% va suddiviso tra cause traumatiche, malformazioni congenite e tumori. Il progetto che abbiamo avviato nasce dunque da un’urgenza e da un bisogno reale”.</h3>
<p>Il progetto ha sviluppato due dispositivi integrati: una protesi robotizzata che sostituisce l’arto amputato e un’ortesi pelvica, anch’essa robotizzata, che &#8211; collegata a entrambi gli arti &#8211; aiuta il movimento e facilita il cammino. Proprio in questo dispositivo pelvico e nella sua integrazione con la “gamba artificiale” risiede l’elemento più innovativo: si tratta di una sorta di “tutore attivo”, che, dopo la fase sperimentale, assumerà l’aspetto di un paio di pantaloncini facili da indossare e che agevolerà il movimento delle gambe, aiutandolo nella fase di spinta. L’interazione dei due dispositivi permette di camminare, di salire le scale, di sedersi e di rialzarsi da una sedia, senza eccessiva fatica fisica, senza pesanti ingombri e, sopreattutto, senza una tecnologia troppo complessa da gestire.</p>
<p>Altre applicazioni innovative rendono il dispositivo un vero strumento per facilitare il movimento e non una semplice “gamba artificiale”. Ad esempio, sono stati eseguiti esperimenti per “addestrare” i moduli a riconoscere il rischio di caduta, che potrebbe rivelarsi pericolosa in persone anziane. Un complesso sistema di decodifica e di gestione delle “intenzioni di movimento” del paziente decodifica in circa 300 millisecondi una situazione di rischio. Un altro sistema sperimentato è lo sviluppo di sensori per trasmettere al paziente le sensazioni del cammino: stimoli, come la sensazione di poggiare il piede a terra, che risultano importanti per gestire il movimento e rendere la camminata più armonica e naturale. I ricercatori hanno anche semplificato gli apparati tecnologici e ridurre al massimo il cosiddetto “sforzo cognitivo” di coloro che, un giorno, indosseranno il sistema, proprio per non scoraggiarne l’utilizzo.</p>
<p>La “regia” di Cyberlegs è tutta italiana: il progetto è coordinato dal ricercatore <em>Nicola Vitiello</em> dell’Istituto di BioRobotica. Dell’Istituto di BioRobotica sono coinvolti il prof. <em>Silvestro Micera</em> e il ricercatore <em>Vito Monaco</em>. I ricercatori della Fondazione Don Gnocchi di Firenze sono R<em>affaele Molino Lova, Federica Vannetti, Guido Pasquini e Michela Meneghetti.</em></p>
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		<title>La Toscana eccelle nel riciclo delle plastiche, ma i comuni latitano nel riacquisto</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 14:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[arredi urbani]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[regione toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non li ricompri, che differenza fa? Lo slogan è di qualche anno fa ma è ancora attualissimo, perché in Italia, mentre tutti i comuni fanno a gara nell’indire conferenze stampa per incensare le loro percentuali di raccolta differenziata, solo pochissimi comuni riacquistano prodotti realizzati in materiale riciclato, che è l’unico modo per far vedere concretamente ai cittadini il risultato del loro impegno nel differenziare i rifiuti. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se non li ricompri, che differenza fa? Lo slogan è di qualche anno fa ma è ancora attualissimo, perché in Italia, mentre tutti i comuni fanno a gara nell’indire conferenze stampa per incensare le loro percentuali di raccolta differenziata, solo pochissimi comuni riacquistano prodotti realizzati in materiale riciclato, che è l’unico modo per far vedere concretamente ai cittadini il risultato del loro impegno nel differenziare i rifiuti.</p>
<p>Lo sanno bene le aziende come la Green Projects, che dal 2011 commercializza arredi urbani realizzati con le plastiche eterogenee raccolte, selezionate e poi riciclate in Toscana, dotate della certificazione di sicurezza Tuv e di quella rilasciata dall’Ippr per i prodotti in plastica riciclata: il marchio PSV (Plastica seconda vita) da raccolte differenziate.</p>
<p>«La Toscana è un’eccellenza in Europa per il riciclo delle plastiche miste – spiega il fondatore di Green Projects, ramo d’azienda di Ideaplast, Alessandro Trentini – ma purtroppo devo dire che non eccelle altrettanto nel riacquistare i riprodotti realizzati con le stesse plastiche che raccoglie. Ancora oggi ci sono comuni che non conoscono questo materiale, che pure presenta dei vantaggi enormi rispetto al legno: la spesa iniziale, che è sicuramente più alta degli arredi in legno, è riassorbita in pochi anni, visto che panchine, tavoli, staccionate, pavimentazioni e giochi in plastica riciclata non hanno bisogno di alcuna manutenzione: non vengono attaccati dalle muffe, non subiscono gli agenti atmosferici e sono impenetrabili anche ai vandalismi. Insomma, la costosa e infinita manutenzione di cui hanno bisogno gli arredi in legno con i nostri materiali non serve, perché sono praticamente eterni».</p>
<p><strong>La vostra azienda ha sede a Rho, perché per voi è tanto importante la Toscana?</strong></p>
<p>«Gliel’ho detto, la Toscana è un’eccellenza sotto molti punti di vista: i profili che noi utilizziamo per i nostri arredati sono fatti a Pontedera, dove l’impianto di Revet Recycling ricicla le plastiche miste delle raccolte differenziate toscane. Una cosa che è rarissima, perché altrove queste plastiche vanno a termovalorizzazione. Inoltre la Regione Toscana è l’unica ad aver attivato dei finanziamenti per aiutare i comuni ad acquistare gli arredi in plastica riciclata, contribuendo fino al 50% della spesa. Purtroppo la risposta non è stata così alta come speravamo: i due bandi passati non sono andati esauriti, tuttavia non oso pensare le conseguenze se non ci fossero stati. Per questo ci auguriamo che la Regione prosegua su questa strada, rimettendo in pista i soldi avanzati nei bandi precedenti e integrandoli. Anche perché noi abbiamo investito molto in Toscana, creando una vera e propria filiera industriale»</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>«Noi acquistiamo i profili di Revet Recycling, a Pontedera, che come le ho detto sono fatti con le plastiche miste delle raccolte differenziate toscane. Li mandiamo a pochissimi chilometri di distanza, alla Fga di viale Africa a Pontedera, che assembla i prodotti sulla base dei nostri progetti. Ma non è finita, perché sempre nella stessa zona, ci serviamo di altre aziende che ci assistono nei lavori di carpenteria: la fonderia Gba di Bientina realizza per esempio le gambe delle panchine, che sono in alluminio pressofuso derivati dai cerchioni prelevati nelle autodemolizioni. Altre strutture in carpenteria vengono fatte alla Cam, sempre di Pontedera, per accorciare la filiera e fare un prodotto 100% riciclato e 100% made in Tuscany».</p>
<p><strong>E questa scelta doppiamente ecologica (la filiera corta è fondamentale per ridurre i costi ambientali ed economici della logistica) paga?</strong></p>
<p>«Dipende. Funziona quando ci troviamo di fronte amministrazioni intelligenti, che capiscono il valore del materiale che acquistano; purtroppo però spesso ci troviamo superati da alcuni competitor che partecipano ai bandi dei Comuni proponendo manufatti realizzati con plastiche diverse, provenienti dall’est europa: il prezzo è forse più basso, ma non sai cosa ti metti in casa, anzi nel parco, e poi soprattutto vanno a farsi friggere tutte le belle parole dei politici sulla raccolta differenziata. Ecco perché “se non li ricompri che differenza fa?”. Se c’è uno sforzo da parte della Toscana per raccogliere i rifiuti, selezionarli e riciclarli, serve anche uno sforzo per il corretto riutilizzo, altrimenti la raccolta differenziata diventa solo un esercizio di stile!».</p>
<p><strong>La Regione non potrebbe circoscrivere i finanziamenti solo ai riprodotti realizzati con materiale riciclato in toscana?</strong></p>
<p>«Mi dicono di no. Ci sono stati anche dei ricorsi in tal senso. Io posso portare l’esempio di una regione del nord italia che ha erogato dei finanziamenti – molto minori di quelli toscani – direttamente al consorzio che produceva i profili. E’ stato poi il consorzio stesso a redistribuirli sotto forma di profili ai propri clienti, evitando così che qualcuno facesse il furbo. Non so se sarebbe possibile farlo anche in Toscana. Quello che dobbiamo sperare è che la Regione Toscana confermi i finanziamenti anche nei prossimi anni e lavori maggiormente sull’informazione e sensibilizzazione ai comuni».</p>
<p>Articolo di <a href="http://www.greenreport.it/autori/jacopo-carucci/" target="_blank">Jacopo Carucci </a>su <a href="http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/toscana-eccelle-nel-riciclo-delle-plastiche-i-comuni-latitano-nel-riacquisto/#prettyPhoto" target="_blank">Greenreport.it</a></p>
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		<title>Expo 2015: Milano si illumina grazie alla Toscana</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2014 14:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
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		<category><![CDATA[Expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;AEC DI SUBBIANO ILLUMINERA&#8217; IL CAPOLUOGO LOMBARDO IN OCCASIONE DI EXPO 2015. Nel 2015 Milano ospiterà l’EXPO Universale: un evento che, a quasi un anno di distanza dalla sua apertura, sta cambiando il volto della città: grattacieli, nuove aree pedonali, gallerie metropolitane, una nuova illuminazione, imponenti cantieri per una delle riqualificazioni urbane più importante d’Europa....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;AEC DI SUBBIANO ILLUMINERA&#8217; IL CAPOLUOGO LOMBARDO IN OCCASIONE DI EXPO 2015.</h2>
<p>Nel 2015 Milano ospiterà l’EXPO Universale: un evento che, a quasi un anno di distanza dalla sua apertura, sta cambiando il volto della città: grattacieli, nuove aree pedonali, gallerie metropolitane, una nuova illuminazione, imponenti cantieri per una delle riqualificazioni urbane più importante d’Europa.<br />
Il comune denominatore di tutti i progetti in corso è l&#8217;efficienza energetica e l&#8217;eco-sostenibilità.<br />
Questo non solo per adeguarsi ai nuovi standard costruttivi ma anche per corrispondere al meglio il tema dell&#8217;Expo: &#8220;Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita&#8221;.</p>
<p>Nell’ambito delle opere pubbliche, l’illuminazione rientra tra le priorità della città. La sostituzione degli attuali corpi illuminanti con apparecchi a tecnologia LED di altissima qualità costituisce uno degli interventi di ottimizzazione energetica più importanti per il capoluogo lombardo.<br />
Un completo rinnovamento dei punti luce è stato oggetto di un’importantissima gara indetta da A2A S.p.a., l’azienda di servizi di pubblica utilità che ha in gestione la distribuzione dell’energia elettrica della provincia di Milano.</p>
<p>Tra le numerose aziende di calibro internazionale che hanno partecipato, AEC si è aggiudicata due lotti del capitolato per l’illuminazione della città: 84.000 apparecchi che dovranno essere installati entro Febbraio 2015 in vista dell’attesissima Expo.</p>
<p>Sandro Cini, General Manager di AEC Illuminazione commenta: “questo progetto premia il talento e l’impegno di tutto il team AEC. Siamo orgogliosi di contribuire al miglioramento dell’illuminazione di Milano, in un’occasione, quella dell’Expo, in cui gli occhi di tutto il mondo saranno puntati sulla città”.</p>
<p>AEC illuminerà dunque il capoluogo lombardo utilizzando il meglio della tecnologia attualmente disponibile sul mercato e dando voce alle esigenze di risparmio energetico e sostenibilità ambientale.<br />
La serie ITALO è la soluzione vincente che ha permesso ad AEC di aggiudicarsi il progetto: una gamma di prodotti che ha convinto sia in termini di efficienza energetica che di performance illuminotecniche.</p>
<p>ITALO, interamente progettato e prodotto in Italia, rappresenta per l’azienda toscana un omaggio alla qualità e all’eccellenza che da sempre contraddistinguono il Made in Italy.</p>
<p><a href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/aec-illuminazione/"><strong>Ecco la scheda completa di AEC ILLUMINAZIONE</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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