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	<title> &#187; Innovazione e tecnologia in Toscana</title>
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	<description>Made in Tuscany è il portale che raccoglie le aziende che possono vantare e garantire di svolgere le loro attività in Toscana.</description>
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		<title>Grazie ad un &#8220;occhio&#8221; Toscano adesso vedremo Giove</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 06:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[La sonda Juno della Nasa è entrata nell’orbita di Giove. Il cuore scientifico della sonda è composto dallo spettrometro Jiram made in Tuscany.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sonda Juno della Nasa è entrata nell’orbita di Giove.</strong><br />
Mai finora un veicolo è stato così vicino al pianeta più grande del Sistema Solare. I nove strumenti a bordo, due dei quali sono italiani, potranno ora mettersi al lavoro per rispondere alle tante domande aperte sul pianeta gigante, come la composizione del nucleo e l’ambiente estremo in cui è immerso, dove le radiazioni sono più intense che in qualsiasi altro luogo del nostro sistema planetario.</p>
<p>Lanciata il 5 agosto 2011, Juno (JUpiterNear-polarOrbiter) è stata realizzata dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasaha ed ha viaggiato per cinque anni, percorrendo quasi tre miliardi di chilometri per studiare il pianeta gigante grazie a un &#8220;cuore&#8221; scientifico che parla italiano. Adesso si tratta di conoscere tutti questi aspetti molto più da vicino e, soprattutto, bisogna capire che cosa si nasconde sotto la superficie del pianeta gigante.<br />
Scoprirlo è il compito dei nove strumenti della sonda, il cui cuore scientifico è lo spettrometro italiano Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper): oltre a catturare le immagini delle aurore polari, studierà gli strati superiori dell&#8217;atmosfera a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina. Finanziato dall&#8217;Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è stato realizzato da <strong>Leonardo-Finmeccanica a Campi Bisenzio (Firenze)</strong> sotto la responsabilità scientifica dell&#8217;Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). Ottenere la prima mappa interna di Giove è l&#8217;obiettivo di KaT (Ka-Band Translator), progettato dall&#8217;Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell&#8217;Asi. Italiano, infine, anche il sensore d&#8217;assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, il sensore permetterà a Juno di mantenere la rotta nell&#8217;orbita del pianeta gigante.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/XpsQimYhNkA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Fonte: Ansa.it</p>
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		<title>Le fibre ottiche mettono il turbo grazie al Sant&#8217;Anna di Pisa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 14:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[università di pisa]]></category>

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		<description><![CDATA[Le fibre ottiche attuali mettono il turbo, portando fino a 1 Gigabit al secondo per ogni utente e permettendo di scaricare video a velocità e risoluzione altissime: sono le caratteristiche del sistema di accesso a Internet risultato del progetto europeo Coconut coordinato dall'Italia, con la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le fibre ottiche attuali mettono il turbo, portando fino a 1 Gigabit al secondo per ogni utente e permettendo di scaricare video a velocità e risoluzione altissime: sono le caratteristiche del sistema di accesso a Internet risultato del progetto europeo Coconut coordinato dall&#8217;Italia, con la Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa. Proprio a Pisa viene sperimentato oggi, con una dimostrazione pubblica, su un tratto della rete commerciale a fibra ottica della città messo a disposizione dalla società Agestel.</p>
<p>Finanziato con 4,1 milioni (2,8 dei quali dalla CommisSione Ue) e partito nel 2012, il progetto Coconut (COst-effective COhereNt Ultra-dense-Wdm-Pon for lambda To-the user access) è coordinato da Ernesto Ciaramella, della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna, il progetto è condotto in collaborazione con il Politecnico spagnolo della Catalogna, l&#8217;università per le Tecnologie dell&#8217;informazione di Atene e le aziende British Telecom, Ericsson AB, Alcatel-Lucent 35Lab, Promax Electronica e Optronics Technologies (Grecia).</p>
<p>In condizioni normali le reti in fibra ottica utilizzano molti canali con lunghezze d&#8217;onda diverse (Wdm). &#8220;La nostra intenzione &#8211; spiega Ciaramella &#8211; era di aumentare in maniera significativa il numero di canali, cioè il numero delle lunghezze d&#8217;onda e, pur mantenendo la compatibilità con le infrastrutture attuali, estendere in modo significativo le dimensioni della rete e quindi il numero di utenti in grado di connettersi, aprendo la strada verso le soluzioni che sono spesso indicate come &#8220;Gigabit-to-everyone&#8221;, con un costo accessibile per tutti gli utenti&#8221;.</p>
<p>Grazie a questa tecnologia diventa quindi possibile usare le infrastrutture di rete per scaricare video ad altissima risoluzione in pochi secondi e senza sovraffollare le attuali reti wireless per uso domestico. La stessa tecnologia può essere impiegata per collegare a Internet le antenne della rete cellulare, con una velocità crescente. La stessa tecnica, secondo gli esperti, è interessante anche per le future reti 5G.</p>
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		<item>
		<title>Kedrion Biopharma rafforza la propria presenza negli USA</title>
		<link>https://www.madeintuscany.it/site/kedrion-biopharma-rafforza-la-propria-presenza-negli-usa/</link>
		<comments>https://www.madeintuscany.it/site/kedrion-biopharma-rafforza-la-propria-presenza-negli-usa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 16:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia, ricerca e università in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Kedrion Biopharma commercializzerà in esclusiva sul mercato statunitense un’immunoglobulina liquida endovenosa al 10% (IVIg), indicata nel trattamento delle Immunodeficienze Primarie (PI). ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Kedrion Biopharma commercializzerà in esclusiva sul mercato statunitense un’immunoglobulina liquida endovenosa al 10% (IVIg), indicata nel trattamento delle Immunodeficienze Primarie (PI). Il prodotto consentirà all’azienda di Castelvecchio Pascoli (Lucca), leader italiano e 5° player mondiale nel settore dei plasmaderivati, di ampliare il proprio portfolio di immunoglobuline sul mercato americano.</p>
<p>Ciò è frutto di un accordo di sette anni firmato con la società statunitense Biotest Pharmaceuticals Corporation, una consociata di Biotest AG (Dreieich, Germania).</p>
<p>Kedrion Biopharma ha avviato la propria attività negli Stati Uniti undici anni fa con l’apertura di tre centri di raccolta plasma (oggi divenuti dodici). Negli anni, le operazioni dell’azienda sul mercato americano sono incrementate anche grazie a una serie di rilevanti investimenti: su tutti, l’acquisizione nel 2011 di uno stabilimento produttivo a Melville, nello Stato di New York, e la successiva acquisizione di un ramo d’azienda dedicato alla produzione e commercializzazione di un’immunoglobulina iperimmune impiegata nella pratica clinica da oltre mezzo secolo nella cura della Malattia Emolitica Feto-Neonatale (MEFN).</p>
<p>Il recente accordo permetterà a Kedrion Biopharma di incrementare ulteriormente il proprio fatturato derivante dalle operazioni negli USA, che oggi costituiscono il maggiore mercato per l’azienda lucchese (corrispondente, nel 2014, a 160 milioni di Euro su un fatturato complessivo di 466 milioni di euro). Inoltre, ne deriverà un impatto anche sulle attività dell’azienda in Italia, in quanto è già stato stabilito che in futuro una fase del processo produttivo (il filling) sarà realizzata presso l’impianto Kedrion Biopharma di Bolognana, in provincia di Lucca.</p>
<p>“Grazie a questa transazione – ha commentato Paolo Marcucci, Presidente e Amministratore Delegato di Kedrion Biopharma – non solo avremo la possibilità di crescere ancora su quello che è considerato il più importante mercato a livello globale, ma saremo anche in grado di confermarci come uno dei market leader nel settore delle plasmaproteine terapeutiche per la cura di malattie rare. Un ambito che vede Kedrion Biopharma adoperarsi fin dalla sua nascita e con impegno crescente a fianco delle associazioni dei pazienti, con il fine ultimo di estendere quanto più possibile l’accesso alle cure per tutti coloro che ne hanno bisogno.”</p>
<p><em>Comunicato stampa e foto www.kedrion.it</em></p>
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		<title>La mano robotica made in Tuscany trionfa in Corea del Sud</title>
		<link>https://www.madeintuscany.it/site/mano-robotica-madeintuscany-trionfo-corea/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 07:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[News sul Design]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[robotica]]></category>
		<category><![CDATA[università di pisa]]></category>

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		<description><![CDATA[Assolutamente Made in Tuscany, è stata sviluppata al Centro Piaggio dell'Università di Pisa la nuova versione della mano robotica, premiata a Seul da Humanoids, la più importante conferenza internazionale della robotica umanoide.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Assolutamente <a title="About us" href="https://www.madeintuscany.it/site/about-us/" target="_blank">Made in Tuscany</a>, è stata sviluppata al <strong>Centro Piaggio dell&#8217;Università di Pisa</strong> la nuova versione della mano robotica, premiata a <strong>Seul</strong> da Humanoids, la più importante conferenza internazionale della robotica umanoide.</p>
<p>La mano, che riesce a versare una tazza di caffè, si chiama <strong>&#8220;Pisa-IIT Softhand plus&#8221;</strong>: grazie ai due motori, la nuova mano è in grado non solo di afferrare, ma anche di manipolare gli oggetti in modo più abile e naturale rispetto alla sua prima versione.</p>
<p>«Con la Pisa-IIT Softhand plus facciamo un altro passo avanti verso la riproduzione di movimenti naturali della mano umana con una struttura artificiale il più semplice e robusta possibile, e quindi adatta a essere usata come protesi», rileva <strong>Antonio Bicchi</strong>, professore che insegna robotica all&#8217;Università di Pisa, lavora all&#8217;Istituto italiano di tecnologia di Genova ed è il coordinatore del gruppo che ha realizzato l&#8217;arto.</p>
<p><em>Fonte: Toscana24 / Il Sole 24 Ore &#8211; <a href="http://www.toscana24.ilsole24ore.com/art/oggi/2015-11-13/mano-robotica-pisana-trionfa-132029.php?uuid=gSLAJ8sgQB&amp;utm_source=dlvr.it&amp;utm_medium=twitter" target="_blank">Articolo originale</a></em></p>
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		<title>Opera del Gruppo Sea Italian di Marina di Carrara, Admiral X Force 145, è il più costoso e lussuoso yacht al mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2015 10:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Luxury: il lusso toscano]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende nautiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Yacht]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 476 piedi, progettato dal Sea Group Italian di Marina di Carrara, è stato valutato come l’imbarcazione più costosa del mondo: i suoi interni brillano di un lusso mai visto prima a bordo di un’imbarcazione. L’Admiral X Force 145 è il mega lussuoso yacht di 476 piedi ideato dal Gruppo Sea Italian. L’imbarcazione è stata...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 476 piedi, progettato dal Sea Group Italian di Marina di Carrara, è stato valutato come l’imbarcazione più costosa del mondo: i suoi interni brillano di un lusso mai visto prima a bordo di un’imbarcazione. L’Admiral X Force 145 è il mega lussuoso yacht di 476 piedi ideato dal Gruppo Sea Italian. L’imbarcazione è stata valutata dagli esperti del settore di imbarcazioni di lusso come lo yacht più costoso che esista al mondo, e dalle immagini nella Gallery non si può dire di certo il contrario.</p>
<p>Admira-X-Force-145-03E’ dotato di un beach club a due livelli e spa, piscine interne e all’aperto, due cinema, piattaforme per l’atterraggio di elicotteri, suite e diverse palestre, un immenso ponte dedicato ad uso esclusivo per happy hour, aperitivi sull’oceano, party d’élite. L’ esterno è dotato di un’estetica non troppo esagerata, dalle linee classiche e composte per creare un’armonia della figura e della sua aerodinamicità. Esterno che si amalgama bene con gli interni, molto più incisivi e dal design sfarzoso, in una parola, lusso lusso ed ancora lusso. Le immagini a corredo dell’articolo mostrano i suoi strepitosi vani, in particolar modo la hall ed il salone. Arredi di classe, pavimentazioni con elementi in vetro e marmo, lampadari di cristallo. La compagnia Admiral difficilmente ha stimato un prezzo di vendita, ma gli esperti assicurano che a cifra da capogiro potrebbe oscillare intorno ad un miliardo di dollari.</p>

<a href='https://www.madeintuscany.it/site/admiral-x-force-145/admiral_x_force_145-5/' title='admiral_x_force_145-5'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/admiral_x_force_145-5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="admiral_x_force_145-5" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/admiral-x-force-145/admiral_x_force_145-7/' title='admiral_x_force_145-7'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/admiral_x_force_145-7-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="admiral_x_force_145-7" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/admiral-x-force-145/admiral_x_force_145-8/' title='admiral_x_force_145-8'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/admiral_x_force_145-8-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="admiral_x_force_145-8" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/admiral-x-force-145/admiral_x_force_145-10/' title='admiral_x_force_145-10'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/admiral_x_force_145-10-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="admiral_x_force_145-10" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/admiral-x-force-145/admiral_x_force_145-3/' title='admiral_x_force_145-3'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/admiral_x_force_145-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="admiral_x_force_145-3" /></a>
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<a href='https://www.madeintuscany.it/site/admiral-x-force-145/admiral_x_force_145-9/' title='admiral_x_force_145-9'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/admiral_x_force_145-9-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="admiral_x_force_145-9" /></a>

<p><em>Fonte: <a href="http://www.sportfair.it/2015/10/ecco-ladmiral-x-force-145-e-lui-il-piu-costoso-e-lussuoso-del-mondo-foto/311578/" target="_blank">Sportfair.it</a></em><br />
<em> Photo: <a href="http://www.admiralyachts.it" target="_blank">Admiral Yacht</a></em></p>
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		<title>È Made in Tuscany il re dello Street Food</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2015 10:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati aziende Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[StreetFoody è una linea di di veicoli speciali interamente dedicata al mondo dello street food creati della Resti SpA, azienda autenticamente Made in Tuscany leader in italia nella realizzazione di questi speciali autoveicoli totalmente custom. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo street food non è solo un fenomeno di moda, è un nuovo modo di vivere il rapporto millenario di una cultura con il proprio cibo, con le proprie radici, reinventandolo tutti i giorni in forma innovativa, sorprendente, pratica e soprattutto gustosa. Giornali e riviste, trasmissioni televisive, guru della gastronomia hanno consacrato il cibo “on the road” a nuova icona del terzo millennio.</p>
<p><strong>StreetFoody</strong> è una linea di di veicoli speciali interamente dedicata al mondo dello street food creati della <a title="RESTI, Terranuova B.ni" href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/resti-spa-extensive/">Resti SpA</a>, azienda autenticamente <a title="About us" href="https://www.madeintuscany.it/site/about-us/">Made in Tuscany</a> leader in italia nella realizzazione di questi speciali autoveicoli totalmente custom. Un team di specialisti è alla disposizione dei clienti, potenziali food trucker, per sviluppare insieme a loro l’intero progetto imprenditoriale, aiutandoli in ogni fase della realizzazione fino alla messa in strada del loro veicolo.</p>
<p>Dall’idea iniziale, al business plan, al format, alla verifica dell’originalità e all’intelligence su quanto già esistente sulla piazza, StreetFoody è in grado di consigliare e di indirizzare l’imprenditore in una prima, importante fase del progetto. Sarà poi sempre al suo fianco nell’aiutarlo a scegliere il tipo di operatività più adatto &#8211; itinerante, giardini, piazze – e ad individuare le opportunità come la partecipazione a fiere, manifestazioni di street food, o eventi privati come cerimonie e feste. Da qui la consulenza per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie e il supporto nel disbrigo delle pratiche amministrative, pronti per partire con la realizzazione del progetto.</p>
<p>La grande esperienza di <a title="RESTI, Terranuova B.ni" href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/resti-spa-extensive/">Resti SpA</a>, dal 1961 leader del settore, è garanzia della massima affidabilità e qualità del lavoro di allestimento vero e proprio del mezzo, interamente <em>personalizzato e realizzato nelle officine del gruppo nei pressi di Arezzo</em>.</p>

<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana/' title='allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="allestimento-ape-piaggio-streetfood-made-in-toscana" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti/' title='allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="allestimento-ape-piaggio-streetfood-streetfoody-resti" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/ape-coperture-streetfood/' title='ape-coperture-streetfood'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/ape-coperture-streetfood-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ape-coperture-streetfood" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada/' title='ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ape-piaggio-streetfood-cibo-da-strada" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo/' title='ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="ape-streetfood-food-prodotta-ad-arezzo" /></a>
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<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/custom-ape-gelato/' title='custom-ape-gelato'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/custom-ape-gelato-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="custom-ape-gelato" /></a>
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<a href='https://www.madeintuscany.it/site/street-food-resti-spa/produzione-automezzi-ape-piaggio-cibo-da-strada/' title='produzione-automezzi-ape-piaggio-cibo-da-strada'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/10/produzione-automezzi-ape-piaggio-cibo-da-strada-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="produzione-automezzi-ape-piaggio-cibo-da-strada" /></a>
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		<title>In Toscana le fragole crescono su un mini-grattacielo grazie all&#8217;idea di un giovane ingegnere della Valdichiana.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2015 13:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[start-up]]></category>
		<category><![CDATA[Valdichiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scouting di aziende innovative del progetto Agrinnova di Wired e Ibm comincia con il vertical farming di un ingegnere innamorato dei campi della Valdichiana. Una serra autosufficiente per l’agricoltura verticale, dove allevare fino a 15 chili di pesce e coltivare 4000 piantine da insalata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Lo scouting di aziende innovative del progetto Agrinnova di Wired e Ibm comincia con il vertical farming di un ingegnere innamorato dei campi della Valdichiana. Una serra autosufficiente per l’agricoltura verticale, dove allevare fino a 15 chili di pesce e coltivare 4000 piantine da insalata.</h2>
<p>Intorno al piccolo borgo di Torrita di Siena c’è la Toscana che tutti immaginano. È da questo piccolo angolo di paradiso che inizia lo scouting di aziende innovative del progetto Agrinnova di Wired e Ibm. Un luogo da sogno che, in questo caso, ha fatto da sfondo a un progetto da sogno: mescolare tradizione agricola e innovazione tecnologica per creare un edificio autosufficiente, in grado di ospitare un allevamento ittico e una coltivazione di quattrocento piante.</p>
<p>Quando Matteo Benvenuti ha cominciato a dare forma a questa idea era un giovane laureando della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Sul tavolo del suo relatore c’era una tesi di laurea sul tema dell’urbanizzazione sostenibile: il masterplan di una città a ciclo chiuso, autosufficiente dal punto di vista energetico, alimentare e idrico. “È riduttivo parlare di reti intelligenti solo in ambito elettrico – ci spiega – Perché allora non pensare a una smart grid per la filiera agroalimentare? Un edificio a ciclo chiuso dalla produzione alla vendita, fino al riciclo. Inserito in un area urbana, magari per recuperare strutture abbandonate, può essere messo in rete con i campi tradizionali, in un luogo dove si vendano sia i prodotti della vertical farm che quelli delle altre coltivazioni”.</p>
<p>COS’È UNA “VERTICAL FARM”?<br />
La “fattoria verticale” altro non è che una sorta di serra che si sviluppa in altezza anziché su grandi superfici di terreno. Il prototipo costruito e autofinanziato da Matteo – “in sei mesi, con la grandine e con il sole”, ci racconta – è una struttura circolare di forma iperboloide di 4 mq in pianta. Il diametro della base circolare è di 2,5 metri, il piccolo grattacielo verde, come l’hanno già ribattezzato alcuni, è alto 5,5 metri incluso un generatore eolico che, insieme a un pannello solare, ne assicura l’autosufficienza energetica. “Con queste dimensioni abbiamo un volume di coltivazione effettivo di 16 mq, sufficiente per coltivare 400 piante di medie dimensioni, fino a 4000 piantine da insalata in un anno. È una densità elevata: in un campo tradizionale servirebbe il quadruplo dello spazio”.</p>
<p>All’interno della struttura c’è una sorta di acquario e file di banchi per la coltivazione. Il primo serve per arricchire l’acqua di elementi nutritivi utili all’irrigazione delle piante. Come spiega Matteo “è un sistema vivo, un edificio vivente perché ci sono anche dei batteri che fanno sì che la serra possa funzionare”. Si chiama acquaponica: i pesci secernono azoto ammoniacale e feci, in un filtro due ceppi di batteri “buoni” decompongono le sostanze in nitriti e nitrati, poi l’acqua viene inviata nei banchi di coltivazione e le piante assorbono i nitrati dall’acqua, crescono e a loro volta depurano l’acqua che torna all’interno della vasca dei pesci. “È un sistema chiuso autopulente, salvo la manutenzione che, quando il ciclo è a regime e la colonia batterica è formata e resistente, è bassissima”.</p>
<p>LA VERTICAL FARM CHE GUARDA AL PROTOCOLLO LEED<br />
Nel progetto nulla è lasciato al caso. La forma iperboloide è stata scelta perché consente la massima stabilità con il minimo dispendio di materiali e quindi costi. La scelta di legno e acciaio per la struttura è voluta, perché si tratta di materiali adatti per contatto alimentare, reperibili a chilometro zero, riciclabili. “L’idea è di minimizzare il consumo di risorse anche in fase di costruzione – specifica Matteo – sulla scia del protocollo Leed”. E infatti l’energia che tiene in piedi la vertical farm è completamente autoprodotta, grazie a un generatore eolico, a un pannello fotovoltaico e a una batteria di accumulo. La pompa dell’acqua e l’areatore funzionano in autonomia per 24 ore; se ciò non dovesse bastare “c’è un sistema di switch a corrente elettrica e la struttura può andare avanti lo stesso”.</p>
<p>Nel prototipo sono state coltivate solo fragole e insalata, mentre nella vasca ci sono pesci rossi “perché sono molto resistenti alle variazioni dei parametri dell’acqua, dunque migliori per fare sperimentazioni”. Ma potenzialmente si possono produrre cetrioli, pomodori e fino a 15 chili di pesce come trote, carpe, tilapia e altre specie di acqua dolce.</p>
<p>TECNOLOGIA LOW COST: MODELLO DA ESPORTARE<br />
Rispetto ad altre vertical farm – l’Enea ne ha installata una ad altissima tecnologia all’Expo – i vantaggi competitivi dell’idea di Matteo sono invece la semplicità di funzionamento, i costi bassi di realizzazione e l’idea più grande di inserire la “fattoria verticale” in un contesto più ampio. Certo i costi iniziali sono più elevati rispetto alle piantagioni tradizionali in campo aperto, ma questa “serra smart” in qualche modo riduce i rischi legati ai cambiamenti climatici, le perdite di raccolto per grandinate o siccità. “Se riusciamo a posizionarla in aree urbane ad alta densità di popolazione o in piccole comunità, possiamo garantire una base alimentare per tutti, salutare e a chilometro zero, oltre a recuperare edifici dismessi e quindi a riqualificare il territorio”. Un’idea che fa pensare anche alla cooperazione internazionale. Non a caso la tesi da cui è partito tutto era pensata per una città in Marocco. “Tutto sta nel capire le caratteristiche del posto e adattare la vertical farm alle diverse condizioni: in Scandinavia avremo il problema del freddo e della luce, in Nordafrica l’opposto: ma il progetto è scalabile e applicabile a tutte le situazioni”.</p>
<p>DAI TETTI DI MANHATTAN ALLE COLLINE DELLA VALDICHIANA<br />
Dietro la vertical farm di Matteo non c’è ancora una startup innovativa “ma vorremmo farlo presto”, ci confessa lui. “Vorrei rendere questa tecnologia sempre più presente anche in Italia”. Il suo sogno, quello nato guardando i campi della Valdichiana, è di realizzare un quartiere agroalimentare dove tanti edifici, magari di piccole dimensioni, siano integrati nel territorio e con la filiera di produzione tradizionale.</p>
<p>Una grande ambizione che forse l’idea della vertical farm si porta dietro da quando è stata teorizzata, dal Prof. Dickson Despommier della Columbia University, tempio dell’eccellenza accademica a livello mondiale. Il suo progetto era di creare orti urbani sui tetti di Manhattan. Non ci riuscì, e optò per l’idea di una serra verticale, un grattacielo. Peccato che anche lui non potesse ispirarsi alle colline sempreverdi della Toscana.</p>

<a href='https://www.madeintuscany.it/site/in-toscana-le-fragole-crescono-su-un-mini-grattacielo/coltivazione-fragole-toscana/' title='coltivazione-fragole-toscana'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/07/coltivazione-fragole-toscana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="coltivazione-fragole-toscana" /></a>
<a href='https://www.madeintuscany.it/site/in-toscana-le-fragole-crescono-su-un-mini-grattacielo/fragole-in-toscana-startup/' title='fragole-in-toscana-startup'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/07/fragole-in-toscana-startup-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="fragole-in-toscana-startup" /></a>
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<a href='https://www.madeintuscany.it/site/in-toscana-le-fragole-crescono-su-un-mini-grattacielo/startup-fragole-innovative-toscana/' title='startup-fragole-innovative-toscana'><img width="150" height="150" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2015/07/startup-fragole-innovative-toscana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="startup-fragole-innovative-toscana" /></a>

<p><strong><em>Foto e testi di <a href="http://www.wired.it/author/fionta">Federica Ionta</a> su <a href="http://www.wired.it/scienza/ecologia/2015/07/27/mini-grattacielo-toscana-fragole/" target="_blank">Wired Italia</a></em></strong></p>
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		<title>Nasce la partnership fra Camera Regionale della Moda Italiana e Pega srl</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 12:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
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		<category><![CDATA[News sul Design]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La Pega Srl di Pescia e la Camera Regionale della Moda Italiana, hanno firmato un accordo di sponsorizzazione e partnership, dove le due realtà si uniscono per creare una sinergia per gli eventi che da agosto a dicembre 2015, saranno protagonisti a livello nazionale: una società tutta italiana quella della PEGA Srl., la quale anche...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Pega Srl di Pescia e la Camera Regionale della Moda Italiana, hanno firmato un accordo di sponsorizzazione e partnership, dove le due realtà si uniscono per creare una sinergia per gli eventi che da agosto a dicembre 2015, saranno protagonisti a livello nazionale: una società tutta italiana quella della PEGA Srl., la quale anche nel campo della nautica come in quello della moda, il design e il gusto Italiano si fanno sentire, dato il crescente numero di star committenti che si rivolgono proprio a cantieri o designer del Belpaese.</p>
<p>A curare l’exterior design e la funzionalità dei meccanismi, è un gruppo interno di progettisti italiani a confermare che, in un mondo sempre più attento all’estetica e al design, il genio e la professionalità italiana è tra i più ambiti e richiesti.</p>
<p>La Pega Settore Yacht Elevator Design, collabora con  alcuni dei nomi più gettonati tra le star di Hollywood e non solo, come Azimut Benetti, simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo. </p>
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		<title>Nasce Amaranta il superfood made in Tuscany</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 11:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentare Toscano]]></category>
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		<category><![CDATA[Agronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Parla toscano il nuovo 'superfood' creato dai ricercatori del dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell'ambiente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Parla toscano il nuovo &#8216;superfood&#8217; creato dai ricercatori del dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell&#8217;ambiente.</strong> Si chiama &#8216;Amaranta&#8217; e nasce da una selezione di amaranto, lo pseudocereale coltivato nelle regioni andine e centroamericane.</p>
<p>Amaranta è stata messa a punto nelle campagne aretine. E adesso la sua coltivazione si appresta a sbarcare in Maremma, e non solo. <em>&#8220;Vogliamo fornire un&#8217;alternativa economicamente valida agli agricoltori&#8221;, spiega Paolo Casini, professore di Agronomia e coltivazioni erbacee che ha coordinato la ricerca, la cui prima parte è stata finanziata dall&#8217;Ente Cassa di Firenze per 9mila euro.</em></p>
<p>L&#8217;amaranto, spiega il docente, ha costi di produzione simili a quelli del girasole. &#8220;Ma il valore sul mercato è dieci volte tanto quello del frumento&#8221;, aggiunge. Di qui l&#8217;appetibilità per i nostri agricoltori in crisi. Non solo. Sia l&#8217;amaranto che la quinoa sono molto richiesti dal mercato. Privi di glutine, hanno un elevato contenuto di calcio, ferro e magnesio e sono molto ricchi di proteine. &#8220;Negli ultimi 2-3 anni stiamo assistendo a un boom, perchè questi cereali vanno benissimo per i celiaci e i diabetici, ma anche per i vegetariani e i vegani&#8221;, aggiunge Lorenzo Tonini dell&#8217;azienda fiorentina Probios, che si occupa della distribuzione di alimenti biologici. Gli studiosi si sono dati appuntamento nell&#8217;aula magna della Scuola di Agraria. Con l&#8217;occasione è stato distribuito il volume &#8216;Amaranto: manuale per la coltivazione&#8217;, curato da Paolo Casini e Felice La Rocca e sono stati distribuiti anche campioni di semi per incoraggiare gli agricoltori toscani a sperimentare questa nuova promettente coltivazione.</p>
<p><em>Di Elettra Gullè su <a href="http://www.lanazione.it/firenze/cibo-amaranta-unifi-ricerca-1.817632" target="_blank">LaNazione.it</a></em></p>
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		<title>Cyberlegs, le protesi robotiche made in Tuscany</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 08:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnologia, ricerca e università in Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla Toscana nasce e prende il via il progetto delle protesi robotiche Cyberlegs, che restituirà il cammino ad amputati e anziani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvia alla conclusione il <strong>progetto europeo CYBERLEGs</strong>, che vuole restituire a pazienti amputati, in particolare ad anziani che presentano un quadro clinico compromesso e debilitato, la capacità di camminare, con facilità, agilità e senza dispendio di energia. Il progetto è finanziato nell’ambito del settimo programma quadro dalla Commissione Europea ed è sviluppato in collaborazione tra l’<a href="http://www.sssup.it/ist_news.jsp?ID_NEWS=4933&amp;area=&amp;ID_LINK=10458&amp;GTemplate=ist_home.jsp" target="_blank"><em>Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna</em></a> (soggetto coordinatore), la <em>Fondazione Don Gnocchi</em> e partner europei come l’<em>Università di Lubiana</em> (Slovenia), l’<em>Università Cattolica di Louvain</em> (Belgio), la <em>Libera Università di Bruxelles</em> (Belgio).</p>
<p>In questa ultima fase del progetto, dopo due anni di ricerca, è previsto lo svolgimento di test su alcune persone amputate: i ricercatori lanciano quindi un appello per individuare volontari disposti a provare i dispositivi, mettendosi a disposizione per una giornata. L’identikit del volontario ideale è una persona che ha subito l’amputazione dell’arto inferiore a livello femorale per cause vascolari o a per traumi e che abita a Firenze o nelle immediate vicinanze. Le prove saranno svolte alla Fondazione Don Gnocchi del capoluogo toscano, dove si trova il laboratorio congiunto con l’Istituto di BioRobotica <strong>“MARE Lab”</strong>, dove si sperimentano sistemi indossabili per la riabilitazione e per l’assistenza motoria. Questa è l’unica sede dei test per validare i prototipi sviluppati da tutti i ricercatori del consorzio CYBERLEGs, distribuiti fra Pisa, Bruxelles, Lubiana.</p>
<h3>Ogni anno &#8211; spiega Nicola Vitiello, ricercatore e coordinatore di questa innovazione tutta <a href="http://www.fattointoscana.com">made in Tuscany</a> &#8211; tra l’Europa e gli Stati Uniti si contano circa 550mila nuovi amputati di arti inferiori. Nell’80% dei casi alla base ci sono problemi traumatici, mentre il restante 20% va suddiviso tra cause traumatiche, malformazioni congenite e tumori. Il progetto che abbiamo avviato nasce dunque da un’urgenza e da un bisogno reale”.</h3>
<p>Il progetto ha sviluppato due dispositivi integrati: una protesi robotizzata che sostituisce l’arto amputato e un’ortesi pelvica, anch’essa robotizzata, che &#8211; collegata a entrambi gli arti &#8211; aiuta il movimento e facilita il cammino. Proprio in questo dispositivo pelvico e nella sua integrazione con la “gamba artificiale” risiede l’elemento più innovativo: si tratta di una sorta di “tutore attivo”, che, dopo la fase sperimentale, assumerà l’aspetto di un paio di pantaloncini facili da indossare e che agevolerà il movimento delle gambe, aiutandolo nella fase di spinta. L’interazione dei due dispositivi permette di camminare, di salire le scale, di sedersi e di rialzarsi da una sedia, senza eccessiva fatica fisica, senza pesanti ingombri e, sopreattutto, senza una tecnologia troppo complessa da gestire.</p>
<p>Altre applicazioni innovative rendono il dispositivo un vero strumento per facilitare il movimento e non una semplice “gamba artificiale”. Ad esempio, sono stati eseguiti esperimenti per “addestrare” i moduli a riconoscere il rischio di caduta, che potrebbe rivelarsi pericolosa in persone anziane. Un complesso sistema di decodifica e di gestione delle “intenzioni di movimento” del paziente decodifica in circa 300 millisecondi una situazione di rischio. Un altro sistema sperimentato è lo sviluppo di sensori per trasmettere al paziente le sensazioni del cammino: stimoli, come la sensazione di poggiare il piede a terra, che risultano importanti per gestire il movimento e rendere la camminata più armonica e naturale. I ricercatori hanno anche semplificato gli apparati tecnologici e ridurre al massimo il cosiddetto “sforzo cognitivo” di coloro che, un giorno, indosseranno il sistema, proprio per non scoraggiarne l’utilizzo.</p>
<p>La “regia” di Cyberlegs è tutta italiana: il progetto è coordinato dal ricercatore <em>Nicola Vitiello</em> dell’Istituto di BioRobotica. Dell’Istituto di BioRobotica sono coinvolti il prof. <em>Silvestro Micera</em> e il ricercatore <em>Vito Monaco</em>. I ricercatori della Fondazione Don Gnocchi di Firenze sono R<em>affaele Molino Lova, Federica Vannetti, Guido Pasquini e Michela Meneghetti.</em></p>
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