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	<title> &#187; pesca</title>
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	<description>Made in Tuscany è il portale che raccoglie le aziende che possono vantare e garantire di svolgere le loro attività in Toscana.</description>
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		<title>Industria ittica in ginocchio nella laguna di Orbetello: oltre 200 tonnellate di pesci morti</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2015 13:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[Le prime stime della calamità che sta colpendo la località maremmana. La cooperativa pescatori è in ginocchio, il presidente Piro: «Una perdita economica che si aggira sui 15-20 milioni di euro» ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il dramma che sta colpendo in questi giorni la laguna di Orbetello costituisce senza ombra di dubbio la peggiore calamità capitata da sempre e questa volta la storica cooperativa dei pescatori di Orbetello è davvero in ginocchio di fronte alla grande moria, che ha interessato il bacino di Levante. Per ora è invece sotto controllo, per fortuna, quello di Ponente. Si parla di centinaia di pesci morti fra orate, mazzoni, spigole, cefali ed anguille, ancora di difficile quantificazione esatta, per un danno di milioni di euro.</p>
<p>Lo ha detto il presidente dei pescatori, Pier Luigi Piro, nel corso della conferenza stampa tenuta ieri alle peschiere di Ansedonia, laguna di levante, dove si è verificata la grave situazione ambientale dalla scorsa notte. <b>«Allo stato attuale – ha detto il presidente dei pescatori – la perdita si aggira intorno agli oltre 200 tonnellate, ma la raccolta del pesce morto prosegue. Una perdita economica intorno ai 15-20 milioni di euro, tenendo conto che sono morti anche migliaia di avanotti, che mancheranno alla pesca nei prossimi 15-20 mesi»</b>.</p>
<p>In prospettiva di pescato il danno per per i prossimi 4-5 anni resta tutto da valutare, dal momento che nella laguna di levante quasi tutto il pesce è andato perso.</p>
<p>«Non abbiamo tempo per pensare adesso – ha proseguito Piro – dobbiamo lavorare e togliere più pesce possibile, per non far ammalare la laguna, dobbiamo salvare quel poco che è possibile quel poco che è rimasto. E stiamo aspettando una nuova giornata di scirocco, dove l’ossigeno andrà sotto la soglia consentita. Speriamo che qualcuno ci aiuti perché adesso siamo soli, in balia di tutto. Ed abbiamo con quel che rimane poca autonomia anche economica. Fino a settembre poi, senza aiuti, almeno 100 addetti rischiano il posto».</p>
<p>Ieri ad Ansedonia sono arrivati il sindaco Monica Paffetti, il vice Marcello Stoppa, l’assessore all’ambiente Mauro Barbini ed i tecnici comunali, per un sopralluogo e un incontro con i pescatori. <b>L’imperativo è raccogliere il pesce morto e continuare a pompare acqua di mare, per evitare nuove morie.</b> Sono mancati nel tempo e negli anni passati, ovvero quelli della gestione commissariale – dice il vicesindaco Stoppa – gli interventi strutturali sul bacino, quei canali interni che avrebbero consentito un naturale ricambio delle acque. La laguna difatti è stata gestita per 15 anni da commissari e solo dal primo gennaio 2015 vede il Comune di Orbetello come soggetto attuatore dei provvedimenti regionali».</p>
<p><strong>Fonte: <a href="http://www.lanazione.it/grosseto/moria-pesci-laguna-orbetello-danni-1.1174639" target="_blank">La Nazione &#8211; Grosseto</a></strong></p>
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		<title>La pesca in Toscana affonda, aumenta il pesce non italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jul 2013 08:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentare Toscano]]></category>
		<category><![CDATA[Coldiretti Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[Meno pesce fresco in tavola per effetto della crisi e a risentirne sarà anche la nostra salute. La crisi fa scendere i consumi di pesce italiano (-16%) al di sotto dei limiti di guardia: ogni consumatore dovrebbe &#8211; a questo punto è d’obbligo il condizionale &#8211; consumare almeno 20 chili di pesce all’anno. Ma non...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Meno pesce fresco in tavola per effetto della crisi e a risentirne sarà anche la nostra salute. La crisi fa scendere i consumi di pesce italiano (-16%) al di sotto dei limiti di guardia: ogni consumatore dovrebbe &#8211; a questo punto è d’obbligo il condizionale &#8211; consumare almeno 20 chili di pesce all’anno. Ma non è così, almeno non più. E’ uno dei dati forniti nel corso del convegno promosso da <strong>Impresa Pesca Coldiretti</strong> che si è tenuto questo pomeriggio a Viareggio nel corso del quale si è parlato diffusamente della crisi del settore connessa anche alla crisi dei consumi. La recessione ha portato il consumatore medio ad acquistare meno pesce (-11%) secondo un’analisi di Coldiretti sulla base delle elaborazioni sui dati Ismea relativi al primo quadrimestre del 2013. Il 75% del pesce consumato all’anno pro-capite “non è italiano” ma proviene quindi da altri paesi; solo 5 dei 20 chilogrammi è “Made in Italy”. <em>“Un dato che fa impressione</em> – ha commentato <strong>Tulio Marcelli</strong>, Presidente Coldiretti Toscana aprendo il convegno – <em>ma che il nostro progetto di rilancio e valorizzazione vuole provare ad invertire insieme alla crisi del settore che è sempre più acuta. Tre quarti del pesce che consumiamo non è italiano ma è pescato in altri mari che non sono i nostri e di cui a volte la provenienza è molto dubbia per non parlare della qualità. L’aumento degli allarmi alimentari è lì a dimostrare che bisogna fare di più sul fronte della tracciabilità e della valorizzazione del prodotto locale”</em>. Secondo Coldiretti (info su www.toscana.coldiretti.it) sono aumentate del 6,3% le famiglie che hanno rinunciato ad acquistare pesce fresco nonostante i prezzi al consumo siano rimasti pressoché stabili. A segnare un forte calo nei è il pesce azzurro come le alici che calano del 12% ma nel piatto degli italiani diminuiscono anche i calamari (-14%) e le cozze e gli altri mitili (-12%). Il progetto di “Impresa Pesca Coldiretti” presentato in occasione del convegno mira a rimettere al centro della “filiera ittica” l’impresa potenziando la vendita diretta, tagliando le intermediazioni e favorendo il consumo di pesce fresco appena pescato e locale. Impresa Pesca ha avviato, proprio in Versilia, alcuni progetti di “porta a porta” e vendita diretta nei mercati di Campagna Amica che stanno dando risposte alle imprese e al consumatore finale. “La pesca di Campagna Amica accorcia la filiera del mercato ittico, garantendo al consumatore un prodotto fresco, italiano e sempre tracciabile. In questo modo – ha spiegato il Direttore di Fondazione Campagna Amica, <strong>Toni De Amicis -</strong> viene tutelato l&#8217;ambiente, il lavoro dei pescatori e la qualità di ciò che portiamo in tavola&#8221;. Per<strong> Tonino Giardini</strong>, Coordinatore Nazionale di Impresa Pesca “i marchi di tutela come l’Igp e la Dop, possono essere una tutela forte per il pescato locale. La crisi di questo settore deriva dal fatto che le imprese non sono in grado di fare reddito. Valorizzando e tracciando il nostro prodotto, rimodificando i criteri di tracciabilità si può invertire la tendenza”.</p>
<p>Tra i fattori dell’involuzione del settore, oltre alla crisi appunto, l’aumento dei costi di produzione. Particolarmente significativo su questo fronte invece il “taglio” dei costi del gasolio con l’avvio del progetto “Gasolio Sociale” per il rifornimento dei pescherecci viareggini che produrrà un sensibile risparmio. Che la pescatoscana, come del resto quella nazionale, fosse in crisi non è un mistero. Il numero delle imbarcazioni attive è drasticamente crollato passando dalle 887 unità del 1999 alle attuali 607 con un saldo negativo di 280 (-31%). Il ridimensionamento progressivo e costante della flotta ha prodotto effetti inevitabili sulla composizione dell’equipaggio: dal 2001 ad oggi si sono persi complessivamente il 10% di addetti diretti con la media equipaggio ferma all’ 1,7 contro il 2,2 nazionale. I fattori alla base della fuoriuscita di occupati dal settore sono da collegare – come spiega bene nel rapporto annuale l’Irepa &#8211; in primis alla progressiva riduzione del numero di pescherecci, tuttavia un ruolo importante in questo andamento è stato svolto anche dalla riduzione della produttività fisica ed economica delle imbarcazioni e, soprattutto nell’ultimo biennio, dall’aumento dei costi di produzione cha ha contribuito ad aggravare la condizione economica delle imprese di pesca e quindi dei lavoratori. Basti considerare che il costo del lavoro per addetto annuo, che corrisponde al compenso lordo percepito dall’equipaggio, evidenzia rispetto al 2004, una riduzione di oltre il 15% sia su base annua sia mensile. In forte frenata anche il fatturato (-24% rispetto al 2011) con il 2012 che si è chiuso con un totale di circa 41milioni di euro di utili rispetto ai 51milioni dell’anno prima: una delle peggiori performance dal 2008 (38milioni di euro). Le difficoltà strutturali del comparto fanno ancora più impressione se consideriamo le quantità di <strong>catture annuali</strong> che sono direttamente collegate alla riduzione del numero dei battelli e dei giorni di pesca (110 giorni media battello per untotale di 67228):<strong> &#8211; 61% rispetto al 1999 (21mila tonnellate contro le 8mila del 2012).</strong> Tra i temi al centro del convegno il fermo pesca, la tracciabilità ed il controllo.</p>
<p><strong>Modelli vincenti.</strong> Dal mare direttamente nel piatto: per questo si chiama miglio zero. In regione, in particolare a Viareggio, ci sono già alcune affermate esperienze partite nell’ultimo anno che spaziano dalla vendita diretta nei mercati di Campagna Amica fino al “porta a porta” con servizio di “sfilettamento” del pescato acquistato sul posto. Tutto incluso nel prezzo. Modelli vincenti replicabili ed esportabili che sarannopotenziati ed implementati dai primi ristoranti di “Campagna Amica nel Piatto” che utilizzano pesce locale, 100% dei nostri mari. A Viareggio, per esempio, abbiamo Marco e Paolo, due giovani “pescivendoli” figli di capitani che vendono il pescato delle motonavi di famiglia. Miglio zero estremo.</p>
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