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	<title> &#187; green</title>
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	<description>Made in Tuscany è il portale che raccoglie le aziende che possono vantare e garantire di svolgere le loro attività in Toscana.</description>
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		<title>La Toscana eccelle nel riciclo delle plastiche, ma i comuni latitano nel riacquisto</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 14:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[Se non li ricompri, che differenza fa? Lo slogan è di qualche anno fa ma è ancora attualissimo, perché in Italia, mentre tutti i comuni fanno a gara nell’indire conferenze stampa per incensare le loro percentuali di raccolta differenziata, solo pochissimi comuni riacquistano prodotti realizzati in materiale riciclato, che è l’unico modo per far vedere concretamente ai cittadini il risultato del loro impegno nel differenziare i rifiuti. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se non li ricompri, che differenza fa? Lo slogan è di qualche anno fa ma è ancora attualissimo, perché in Italia, mentre tutti i comuni fanno a gara nell’indire conferenze stampa per incensare le loro percentuali di raccolta differenziata, solo pochissimi comuni riacquistano prodotti realizzati in materiale riciclato, che è l’unico modo per far vedere concretamente ai cittadini il risultato del loro impegno nel differenziare i rifiuti.</p>
<p>Lo sanno bene le aziende come la Green Projects, che dal 2011 commercializza arredi urbani realizzati con le plastiche eterogenee raccolte, selezionate e poi riciclate in Toscana, dotate della certificazione di sicurezza Tuv e di quella rilasciata dall’Ippr per i prodotti in plastica riciclata: il marchio PSV (Plastica seconda vita) da raccolte differenziate.</p>
<p>«La Toscana è un’eccellenza in Europa per il riciclo delle plastiche miste – spiega il fondatore di Green Projects, ramo d’azienda di Ideaplast, Alessandro Trentini – ma purtroppo devo dire che non eccelle altrettanto nel riacquistare i riprodotti realizzati con le stesse plastiche che raccoglie. Ancora oggi ci sono comuni che non conoscono questo materiale, che pure presenta dei vantaggi enormi rispetto al legno: la spesa iniziale, che è sicuramente più alta degli arredi in legno, è riassorbita in pochi anni, visto che panchine, tavoli, staccionate, pavimentazioni e giochi in plastica riciclata non hanno bisogno di alcuna manutenzione: non vengono attaccati dalle muffe, non subiscono gli agenti atmosferici e sono impenetrabili anche ai vandalismi. Insomma, la costosa e infinita manutenzione di cui hanno bisogno gli arredi in legno con i nostri materiali non serve, perché sono praticamente eterni».</p>
<p><strong>La vostra azienda ha sede a Rho, perché per voi è tanto importante la Toscana?</strong></p>
<p>«Gliel’ho detto, la Toscana è un’eccellenza sotto molti punti di vista: i profili che noi utilizziamo per i nostri arredati sono fatti a Pontedera, dove l’impianto di Revet Recycling ricicla le plastiche miste delle raccolte differenziate toscane. Una cosa che è rarissima, perché altrove queste plastiche vanno a termovalorizzazione. Inoltre la Regione Toscana è l’unica ad aver attivato dei finanziamenti per aiutare i comuni ad acquistare gli arredi in plastica riciclata, contribuendo fino al 50% della spesa. Purtroppo la risposta non è stata così alta come speravamo: i due bandi passati non sono andati esauriti, tuttavia non oso pensare le conseguenze se non ci fossero stati. Per questo ci auguriamo che la Regione prosegua su questa strada, rimettendo in pista i soldi avanzati nei bandi precedenti e integrandoli. Anche perché noi abbiamo investito molto in Toscana, creando una vera e propria filiera industriale»</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>«Noi acquistiamo i profili di Revet Recycling, a Pontedera, che come le ho detto sono fatti con le plastiche miste delle raccolte differenziate toscane. Li mandiamo a pochissimi chilometri di distanza, alla Fga di viale Africa a Pontedera, che assembla i prodotti sulla base dei nostri progetti. Ma non è finita, perché sempre nella stessa zona, ci serviamo di altre aziende che ci assistono nei lavori di carpenteria: la fonderia Gba di Bientina realizza per esempio le gambe delle panchine, che sono in alluminio pressofuso derivati dai cerchioni prelevati nelle autodemolizioni. Altre strutture in carpenteria vengono fatte alla Cam, sempre di Pontedera, per accorciare la filiera e fare un prodotto 100% riciclato e 100% made in Tuscany».</p>
<p><strong>E questa scelta doppiamente ecologica (la filiera corta è fondamentale per ridurre i costi ambientali ed economici della logistica) paga?</strong></p>
<p>«Dipende. Funziona quando ci troviamo di fronte amministrazioni intelligenti, che capiscono il valore del materiale che acquistano; purtroppo però spesso ci troviamo superati da alcuni competitor che partecipano ai bandi dei Comuni proponendo manufatti realizzati con plastiche diverse, provenienti dall’est europa: il prezzo è forse più basso, ma non sai cosa ti metti in casa, anzi nel parco, e poi soprattutto vanno a farsi friggere tutte le belle parole dei politici sulla raccolta differenziata. Ecco perché “se non li ricompri che differenza fa?”. Se c’è uno sforzo da parte della Toscana per raccogliere i rifiuti, selezionarli e riciclarli, serve anche uno sforzo per il corretto riutilizzo, altrimenti la raccolta differenziata diventa solo un esercizio di stile!».</p>
<p><strong>La Regione non potrebbe circoscrivere i finanziamenti solo ai riprodotti realizzati con materiale riciclato in toscana?</strong></p>
<p>«Mi dicono di no. Ci sono stati anche dei ricorsi in tal senso. Io posso portare l’esempio di una regione del nord italia che ha erogato dei finanziamenti – molto minori di quelli toscani – direttamente al consorzio che produceva i profili. E’ stato poi il consorzio stesso a redistribuirli sotto forma di profili ai propri clienti, evitando così che qualcuno facesse il furbo. Non so se sarebbe possibile farlo anche in Toscana. Quello che dobbiamo sperare è che la Regione Toscana confermi i finanziamenti anche nei prossimi anni e lavori maggiormente sull’informazione e sensibilizzazione ai comuni».</p>
<p>Articolo di <a href="http://www.greenreport.it/autori/jacopo-carucci/" target="_blank">Jacopo Carucci </a>su <a href="http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/toscana-eccelle-nel-riciclo-delle-plastiche-i-comuni-latitano-nel-riacquisto/#prettyPhoto" target="_blank">Greenreport.it</a></p>
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		<title>Giovani e Toscani: Wakàn Golf veste le giovani promesse del golf “Made in Tuscany”</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 18:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport e agonismo in Toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[Il meglio del Golf toscano ha scelto Wakàn. Un binomio vincente quello nato dalla partnership tra il Comitato regionale toscano della Federazione Italiana Golf e il marchio Wakàn Golf; una collaborazione che ha riguardato in particolar modo il settore giovanile del comitato regionale e che ha visto indossare dalle giovani promesse toscane per una stagione...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il meglio del Golf toscano ha scelto Wakàn.</p>
<p>Un binomio vincente quello nato dalla partnership tra il Comitato regionale toscano della Federazione Italiana Golf e il marchio Wakàn Golf; una collaborazione che ha riguardato in particolar modo il settore giovanile del comitato regionale e che ha visto indossare dalle giovani promesse toscane per una stagione intera i capi firmati Wakàn Golf.</p>
<p>Collaborazione che ha portato Wakàn sui green di tutta Italia grazie alle tantissime iniziative, competitive e non, a cui hanno partecipato la squadra agonistica e le varie rappresentative toscane, come numerosi sono stati i raduni tecnici che si sono svolti nei più importanti circoli, da Poggio dei Medici a Scarperia al Golf Club Argentario a Grosseto. Degna di nota, tra le altre iniziative, quella della 12° edizione del “Trofeo Pinocchio sul green”, circuito nazionale under 16, in cui si sono affrontati a viso aperto centinaia di giovani promesse del golf nazionale.</p>
<p>Azienda pisana quella di Studio Sport, proprietaria del marchio Wakàn Golf, che ha scommesso tutto sulla produzione manifatturiera di casa toscana tant’è che ne ha fatto un vero e proprio “credo”, affiancando alla propria produzione di abbigliamento l’obiettivo di esportare il concetto di “Made in Tuscany” attraverso il progetto “Bucadiciotto”, che coinvolge l’intero territorio promuovendo il connubio cibo e moda facendosi portavoce unico dell’alta qualità dei prodotti toscani in tutto il mondo.</p>
<p>“Abbiamo scelto di sostenere l’attività giovanile del Golf nella nostra regione &#8211; spiega Luca Falorni titolare dell’azienda pisana Wakàn &#8211; credendo fortemente nella crescita delle giovani generazioni per lo sviluppo di questo sport anche in Toscana. La nostra azienda, giovane e toscana proprio come gli atleti che abbiamo scelto di vestire, ha da sempre scommesso su progetti di questo tipo; poterlo fare insieme al Comitato toscano della Federazione Italia Golf nobilita ancora di più la nostra azione promozionale permettendoci di farlo sul nostro territorio. I capi firmati “Wakàn” – prosegue Falorni – sono stati indossati dai nostri giovani golfisti in occasione di molti tornei prestigiosi, dando visibilità su tutti i principali green della Toscana alla nostra azienda ma sopratutto ai nostri splendidi articoli, apprezzati per la loro vestibilità e comodità dei tessuti,100% made in Italy”.</p>
<p>“Riteniamo che l’attività svolta dal Comitato abbia dato al marchio Wakàn la visibilità che speravamo di ottenere con questa partnership – ha commentato anche il General Manager del Comitato regionale della FIG Massimiliano Schneck – Siamo davvero orgogliosi e felici di aver portato avanti questa collaborazione portando sui campi un marchio che rappresenta come noi il “Made in Tuscany” nel mondo del Golf. Speriamo che in futuro Wakàn possa portarci fortuna nel processo di crescita delle nostre giovani promesse”.</p>
<p>Un’attenzione allo stile quella della linea Wakàn Golf, che guarda anche al comfort e alle necessità dei golfisti grazie alle linee morbide dei capi, in grado di assecondare le forme del corpo nei gesti armonici di uno swing vincente. I capi della linea sono concepiti per atleti di tutti i livelli, dal professionista all’amatore ed hanno nel dna la stessa passione che li contraddistingue: il golf come stile di vita; una collezione in grado di soddisfare ogni tipo di esigenza di chi punta all’eccellenza, nello sport come nella vita.</p>
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		<title>Piccole start-up green crescono</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 07:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e tecnologia in Toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[In aumento gli investimenti nell’innovazione sostenibile. Dici start-up e pensi, per un luogo comune ancora da sfatare, a digitale, app mobili, imprese nate dal niente con due cervelli e un portatile. Eppure, l’universo dell’innovazione è molto più variegato e riguarda sempre più anche i settori della green economy. Le imprese che offrono servizi e soprattutto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In aumento gli investimenti nell’innovazione sostenibile.</strong></p>
<p>Dici start-up e pensi, per un luogo comune ancora da sfatare, a digitale, app mobili, imprese nate dal niente con due cervelli e un portatile. Eppure, l’universo dell’innovazione è molto più variegato e riguarda sempre più anche i settori della green economy. Le imprese che offrono servizi e soprattutto tecnologie per la sostenibilità sono altamente attrattive agli occhi degli investitori, anche se per adesso meno numerose delle altre. Per diversi motivi: «Prima di tutto per partire con un’azienda che fa bonifiche ambientali o produce tecnologie per la mobilità o le energie rinnovabili sono necessari grossi investimenti», spiega Federico Zacaglioni, responsabile Sviluppo e scouting di Italeaf, acceleratore di imprese attivo da ottobre scorso, nato all’interno del Gruppo T.E.R.N.I. Research per supportare la creazione d’impresa nei settori della green e circular economy e dell’industria sostenibile. In questo senso, le start-up che nascono più facilmente sono quelle che coniugano ambiente e Ict, come quelle per utilizzare il carpooling o fare correttamente la raccolta differenziata. Ma se invece si tratta di una società che deve mettere a punto una tecnologia, prototiparla, certificarla e brevettarla, il problema del credito diventa centrale: «Queste start-up di solito hanno difficoltà a trovare investimenti». A questo aspetto se ne aggiungono altri due che non facilitano la creazione di imprese in questo settore: «Servono spazi fisici dove fare ricerca e sviluppo, e quindi serve anche un raccordo diretto con il mondo universitario e con l’industria. Inoltre, gli startupper in questo campo raramente sono laureandi e neolaureati: si tratta spesso di ricercatori o persone che hanno già maturato esperienze in aziende e decidono di lavorare poi a un progetto proprio». </p>
<p>Superate però le prime difficoltà, le start-up green attirano su di sé molta attenzione e una buona quota di capitali. Secondo l’ultima Survey del network italiano dei business angel (IBAN ), infatti, il cleantech/green supera gli altri settori per investimenti nel 2012, toccando il 22%, mentre l’ICT si ferma al 19% e sanità e apparecchiature medicali al 18%. Un interesse che, secondo Emil Abirascid, esperto di innovazione e fondatore del network StartupBusiness , deriva dalla cultura manifatturiera italiana: «Gli americani sono concentrati molto su tutto ciò che riguarda i social network, mentre in Europa il filone delle start-up fuori dal web è più forte, e questo anche perché l’industria manifatturiera è molto più interessata a questo tipo di tecnologie». A questo si aggiunge il fatto che, spiega ancora Zacaglioni, «l’Italia è un Paese povero di materie prime. Per questo gli investitori puntano molto su tutto ciò che riguarda il riciclo e il recupero di materia ed energia, tutte attività che possono rendere il nostro Paese sempre più autonomo. Si stima che in Europa, nei prossimi anni, siano possibili investimenti in circular economy pari a 380 miliardi di euro». </p>
<p>Le storie di aziende innovative nel settore green economy sono tante. Solwa, per esempio, è una start-up padovana che ha messo a punto e commercializza un sistema per la potabilizzazione delle acque attraverso una serra solare alimentata a pannelli fotovoltaici, inserito dalle Nazioni Unite nel Programma IDEASS, come una delle &#8220;innovazioni per lo sviluppo dell&#8217;umanità&#8221;. Eugea, spin off dell’università di Bologna, si occupa invece di produrre microrganismi per la lotta biologica, consentendo così di ridurre l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche. O, ancora, Green Tales, ospitata nelle strutture Italeaf, sta studiando modi alternativi per il riuso della gomma degli pneumatici, per adesso utilizzata per materassini antishock, campi da calcio in erba sintetica o come componente dell’asfalto stradale. E sempre in Italeaf si trova anche Greenled, che ha messo a punto lampioni a led in grado di resistere anche ad alte temperature, e quindi adatti anche ad altiforni e stabilimenti “a caldo”. </p>
<p>Segno dell’importanza crescente che i settori dell’economia verde e circolare assumeranno nel futuro, è la decisione stessa di un grande gruppo come T.E.R.N.I. Research di creare l’acceleratore Italeaf, che ha sede nel polo della chimica in Umbria, all’interno di un’area di 27 ettari: «Assistiamo gli startupper nella preparazione dei business plan, nella ricerca di credito, e offriamo i nostri spazi e impianti produttivi. Il nostro approccio, infatti, è prettamente industriale: non supportiamo imprese di servizi, ma società che vogliono arrivare alla produzione su larga scala. Solo così anche in Italia può crescere veramente la green economy, creando valore e occupazione», prosegue Zacaglioni. Un approccio molto concreto che è comune anche a molti startupper: «Non c’è la retorica di salvare il mondo dall’inquinamento e da tutti i problemi ambientali. C’è piuttosto l’intenzione di fare qualcosa di innovativo», aggiunge Abirascid. </p>
<p>Di: Veronica Ulivieri / LaStampa.it</p>
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		<title>Albero di Natale? Meglio abeti “Made in Tuscany”</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 17:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vivi, verdi e al profumo di colline toscane. Ecco il ritratto dell’abete natalizio Doc che consiglia la Coldiretti per creare l’atmosfera giusta per le feste. Ma perché proprio toscano, l’albero di Natale? Risposta numero uno: perché gli abeti coltivati che produce la regione Toscana sono tra gli esemplari più belli d’Europa. Risposta numero due: per...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vivi, verdi e al profumo di colline toscane. Ecco il ritratto dell’abete natalizio Doc che consiglia la Coldiretti per creare l’atmosfera giusta per le feste. Ma perché proprio toscano, l’albero di Natale? Risposta numero uno: perché gli abeti coltivati che produce la regione Toscana sono tra gli esemplari più belli d’Europa. Risposta numero due: per dare una mano all’Italia. La stagione calda infatti è stata particolarmente dura per i vivaisti a causa della fortissima aridità e questo ha penalizzato il settore danneggiando soprattutto i giovani alberi (da 1 a 3 anni) in crescita.<span id="more-1265"></span></p>
<p>Un duro colpo per un settore strategico del vivaismo toscano (circa 600 ettari) che contribuisce, attraverso alla presenza delle aziende in aree montane, al mantenimento e alla manutenzione dell’assetto idrogeologico, alla preservazione del territorio e ad evitare l’abbandono. Comprare italiano dunque serve inoltre ad arginare l’ondata di abeti di plastica che causano inquinamento sia con il trasporto da lunghe distanze sia come rifiuto.</p>
<p>Solo nell’aretino, la capitale italiana per produzione di abeti natalizi, si coltivano, infatti oltre 1,5 milioni di piante mentre quelle commercializzate sono, secondo le stime più recenti, circa 300mila per un volume di affari di 2 milioni di euro. L’altra area che contribuisce al primato di Natale è la Provincia di Pistoia. Centinaia di addetti e decine le aziende specializzate che rendono unico questo settore nel nostro paese.</p>
<p>Ma come riconoscere un abete di Natale Made in Tuscany? Semplice, dall’etichetta. Il Consorzio per la valorizzazione dell’albero di Natale del Casentino ha munito gli esemplari prodotti e commercializzati dalle aziende associate di una particolare etichetta che ne certifica la provenienza: ”Una forma di trasparenza – ha spiegato Elena Bertini, membro del Consorzio – in un mercato dove, in queste settimane, finisce di tutto. Leggete bene l’etichetta e scegliete l’abete tipico della nostra regione.” Insomma, un altro pezzo di Made in Italy che possiamo incentivare con poco sforzo.</p>
<p>By: fioriefoglie.tgcom24.it</p>
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