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	<title> &#187; fashion</title>
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	<description>Made in Tuscany è il portale che raccoglie le aziende che possono vantare e garantire di svolgere le loro attività in Toscana.</description>
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		<title>Costituito il primo Comitato della moda e dell’accessorio Italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2015 08:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luxury: il lusso toscano]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ stato costituito il primo Comitato della moda e dell’accessorio italiano. Faranno parte del Comitato tutti i protagonisti dell’ecosistema moda.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato costituito il primo Comitato della <strong><a href="https://www.madeintuscany.it/site/tuscan-brands/fashion-made-in-tuscany/" target="_blank">moda e dell’accessorio italiano</a></strong>. Faranno parte del Comitato tutti i protagonisti dell’ecosistema della moda, che comprende i settori del tessile, della moda e degli accessori: Altagamma, Altaroma, Centro di Firenze per la Moda Italiana, Camera Nazionale della Moda Italiana, Federazione Italiana Accessorio Moda e Persona (FIAMP), Milano Unica, TheMICAM, MIDO, MIFUR, MIPEL, ORIGIN, Pitti, Vicenza Oro/Oro Arezzo, Sistema Moda Italia.</p>
<p>Il Comitato della Moda e dell’Accessorio italiano definirà le linee guida per lo sviluppo del comparto, concorderà insieme al Governo il sostegno istituzionale necessario a portare avanti le diverse iniziative e garantirà l’implementazione dei progetti chiave, fondamentali per riaffermare la leadership del sistema della moda, attraverso il coordinamento e potenziamento degli eventi, il rafforzamento del sistema fieristico, la formazione, la sostenibilità e il supporto alla crescita dei marchi e delle aziende della filiera.</p>
<p>Il Comitato sarà presieduto dal Vice Ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda e si riunirà per la prima volta il 27 gennaio 2016.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.impresamia.com/made-italy-mise-costituito-il-primo-comitato-della-moda-e-dellaccessorio-italiano/" target="_blank">Impresa Mia</a><br />
Foto: Una fase della lavorazione dei gioielli di <strong><a title="MONINI, Montevarchi" href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/monini-gioielli/" target="_blank">Monini</a></strong></p>
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		<title>Woo Class lancia la prima linea Kids di occhiali in legno</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 13:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati aziende Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion]]></category>
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		<description><![CDATA[La nuova collezione "Origami Tales", dedicata ai bambini tra i 5 e i 10 anni è stata presentata a Mido Eyewear 2015 in anteprima mondiale. Un progetto unico nel suo genere e rivoluzionario nel mondo dell’occhialeria in legno.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La nuova collezione &#8220;Origami Tales&#8221;, dedicata ai bambini tra i 5 e i 10 anni è stata presentata a Mido Eyewear 2015 in anteprima mondiale.</strong><br />
Un progetto unico nel suo genere e rivoluzionario nel mondo dell’occhialeria in legno. La collezione, disegnata dalla giovane Ilenia Galia, è stata concepita e realizzata con il tipico approccio green che contraddistingue l’azienda Woo Class.</p>
<p><a title="WOO CLASS, Firenze" href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/woo-class-firenze/">Woo Class</a>, azienda leader nella realizzazione di occhiali, vanta da sempre la migliore sensibilità per la costruzione di montature in legno per ogni fascia di età, completamente prive di agenti nocivi e senza l’utilizzo di solventi volatili. Materiali naturali al 100% massima attenzione per gli aspetti ”HEALTHY, LIGHTNESS &amp; PERFECT FITTING” aspetti per i quali Woo Class punta da sempre realizzando da 10 anni, occhiali confortevoli, durevoli ed estremamente sicuri.</p>
<p>La collezione &#8220;Origami Tales&#8221; conta 4 modelli e 2 varianti colore ciascuno. L&#8217;aspetto sorprendente è decisamente la possibilità di personalizzare la montatura potendo scegliere tra 6 coppie di astine (Icone Origami) completamente dipinte a mano con colori naturali estratti da piante vegetali.</p>
<p>Con “Origami Tales” continua la mission e la tradizione per Woo Class di costruire occhiali nel modo più naturale possibile.</p>
<div class="but-wrap blue"><a href="https://www.madeintuscany.it/site/dt_portfolio/woo-class-firenze/" class="button middle"><span>+ Tutto su Woo Class</span></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Louis Vuitton destinazione Toscana</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 16:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Destinazione Toscana per Louis Vuitton, almeno quando si parla di scarpe. Se nel 2003 la griffe francese scelse l’Italia per iniziare a produrre le sue calzature internamente e poi costruì una fabbrica a Fiesso d’Artico (Venezia), oggi, come dichiara sulle pagine di Moda24 il direttore divisione calzature di LV Serge Alfandary, pensa alla prossima tappa,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Destinazione Toscana per Louis Vuitton, almeno quando si parla di scarpe. Se nel 2003 la griffe francese scelse l’Italia per iniziare a produrre le sue calzature internamente e poi costruì una fabbrica a Fiesso d’Artico (Venezia), oggi, come dichiara sulle pagine di Moda24 il direttore divisione calzature di LV Serge Alfandary, pensa alla prossima tappa, che dovrebbe essere proprio la regione italiana dove già molti artigiani lavorano per molti altri marchi.  ”In dieci anni siamo passati da 40 a 380 dipendenti e le scarpe, dopo la pelletteria – ha detto Alfandary al magazine italiano &#8211;  sono diventate il business più importante. Stiamo pensando quindi di ampliare la capacità produttiva e il prossimo stabilimento lo apriremo forse già nel 2015, probabilmente in Toscana”.</p>
<p>Già qualche mese fa era circolata la voce di un’apertura a Fucecchio da parte del colosso del lusso d’Oltralpe, un’ipotesi in seguito congelata. Oggi, si ritorna a parlare di un nuovo polo produttivo italiano, segno che nel mondo c’è voglia di made in Italy (ndr. e soprattutto di made in Tuscany), non solo da parte di quelle maison che in Italia sono nate, come Prada, che ha appena annunciato di voler aprire quattro nuove fabbriche ‘in casa’, ma anche da parte di quelle straniere.</p>
<p>Fonte: Pambianconews</p>
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		<title>Vinosa Party al Florence Design Week 2014</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2014 12:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi in Toscana]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi aspettiamo Sabato 26 Aprile dalle 16.30 nella splendida cornice della Limonaia di Villa Strozzi a Firenze per il &#8220;VINOSA PARTY&#8221;, l&#8217;evento dedicato alla nuova nata in casa Made in Tuscany, la giacca Vinosa tinta con vinaccia di uve toscane. Made in Tuscany partecipa al Florence Design Week 2014, giunto alla sua quinta edizione, che...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi aspettiamo<strong> Sabato 26 Aprile dalle 16.30</strong> nella splendida cornice della<strong> Limonaia di Villa Strozzi a Firenze</strong> per il <strong>&#8220;VINOSA PARTY&#8221;</strong>, l&#8217;evento dedicato alla nuova nata in casa Made in Tuscany, la giacca Vinosa tinta con vinaccia di uve toscane.</p>
<p><a href="http://www.madeintuscany.it">Made in Tuscany</a> partecipa al <em>Florence Design Week 2014</em>, giunto alla sua quinta edizione, che si svolge a Firenze dal 22 aprile al 1 maggio 2014.</p>
<p>Apertura del Festival il 22 aprile 2014 alle ore 17 in Palagio di Parte Guelfa, piazza di Parte Guelfa FIRENZE.</p>
<p>Per maggiori informazioni vi inviatiamo a visitare il sito ufficiale <a href="http://www.florencedesignweek.com" target="_blank">www.florencedesignweek.com</a></p>
<p><img class="size-full wp-image-6198 alignleft" alt="vinosa-party-limonaia-villa-strozzi" src="https://www.madeintuscany.it/site/wp-content/uploads/2014/04/vinosa-party-limonaia-villa-strozzi.jpg" width="500" height="634" /></p>
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		<title>Il Rinascimento della moda toscana</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 11:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basta delocalizzazione, le griffe sono tornate a produrre qui «Tecnologia e materiali pregiati, così ci siamo reinventati» Una terra, la Toscana, di grandi eccellenze, dove riconoscere il “bello” è più semplice che altrove, avendo la vista allenata da panorami mozzafiato e da opere d’arte che tutto il mondo ci invidia. Un’invidia che oggi, all’inizio del...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Basta delocalizzazione, le griffe sono tornate a produrre qui «Tecnologia e materiali pregiati, così ci siamo reinventati»</h2>
<p>Una terra, la Toscana, di grandi eccellenze, dove riconoscere il “bello” è più semplice che altrove, avendo la vista allenata da panorami mozzafiato e da opere d’arte che tutto il mondo ci invidia. Un’invidia che oggi, all’inizio del Terzo Millennio, spazia anche in altri campi, come quello della moda. Il fashion, per dirla all’inglese, che ha superato anche la couture francese. Un settore che, crisi o non crisi, tira ancora come dicono le statistiche. E anzi, dopo che da una quindicina d’anni a questa parte molte aziende (anche del lusso) avevano delocalizzato le produzioni in Paesi &#8211; dalla Cina alla Romania, dal Vietnam alla Turchia e tanti altri ancora &#8211; dove materie prime e manodopera sono più a basso costo, si sta assistendo ad un ritorno. Non proprio con il cappello in mano, ma quasi. Perché il ritorno ha un preciso significato: la sconfitta del profitto a tutti i costi e la necessità &#8211; perché il consumatore, specialmente quando circola meno denaro, diventa molto più attento &#8211; di riportare a casa propria quelle produzioni che necessitano di qualità e artigianalità che solo il made in Italy, e in particolare il Made in Tuscany, sanno dare.</p>
<p>La clientela del fashion è esigente: è disposta a pagare, ma ora che c’è la recessione, insieme alla griffe vuole anche prodotti al top che la Toscana del fashion è capace di dare. Una filiera corta, in grado di fornire materie prime &#8211; dai pellami di Santa Croce sull’Arno (a Ponte a Egola il prodotto icona è il cuoio per “costruire” le suole delle scarpe) ai filati e ai tessuti di Prato &#8211; e una manualità d’eccezione (dalle camiciaie alle ricamatrici, dagli artigiani pellettieri agli orafi). Insomma, la delocalizzazione non va più di moda e chi, restando a casa propria, ha investito in tecnologia e capitale umano, alla fine si è trovato fra le mani la carta vincente. In questo modo il settore della concia, a Santa Croce sull’Arno, ha chiuso il 2012 con più 3% di fatturato .</p>
<p>Nella conceria Dolmen, fondata nel 1979, si lavorano materie prime pregiate, alle quali il famoso “valore aggiunto” dell’artigianalità dà il tocco d’artista. «La nostra produzione è concentrata su pellami esotici come pitoni, che arrivano dal sud est asiatico; alligatori, che acquistiamo negli Stati Uniti; lucertole di provenienza argentina o indonesiana; struzzi sudafricani e cavallino, ricavato da vitelli neozelandesi o francesi» racconta Luca Giananti, uno dei cinque soci dell’azienda. Il processo di lavorazione punta molto sulla manualità specialmente quando pelli come quelle di pitone vengono sfumate e colorate: «I nostri dipendenti le dipingono con il pennellino squama per squama, per ottenere quello che il mondo della moda ci chiede».</p>
<p>Le griffe hanno i loro uffici stile. Ma anche in conceria ci sono gli stilisti che “inventano” ogni mese nuovi prodotti, colori e lavorazioni. Che le maison non si lasciano scappare: basta pensare al saffiano, una delle pelli che Prada, fra i marchi iper fashion, usa per le sue (costose) borse e scarpe. Il saffiano è un vitello stampato, inventato a Santa Croce, dove le griffe del lusso attingono a piene mani, a partire da Gucci che si è addirittura comprato un’intera conceria. Si lavora sodo, e i mestieri meno appetibili in conceria vengono svolti perlopiù da immigrati senegalesi. Gli italiani, che hanno l’artigianalità nel loro Dna, concorrono invece alla creazione di prodotti d’alta gamma. «Non siamo stati particolarmente colpiti dalla crisi &#8211; dice Giananti &#8211; abbiamo sentito i benefici dell’export e dei mercati sui quali vanno le griffe». Una conceria come la Dolmen, che conta 120 dipendenti (un quarto vent’anni fa), esporta il 30% della produzione, quota che sale al 90% se si considerano i prodotti finiti realizzati con i pellami. «È vero che si sta assistendo ad un grande ritorno delle lavorazioni in Toscana e in altri distretti italiani &#8211; prosegue Giananti &#8211; Nel nostro territorio ci sono comunque le competenze giuste. Come c’è stato l’esodo verso Paesi dove si produceva a basso costo, ora si assiste al viaggio di ritorno».</p>
<p>Un viaggio che porta anche nei calzaturifici di Santa Maria a Monte, Castelfranco e Fucecchio dove la pelle viene trasformata in scarpe glamour. Da Gemini viene prodotto il marchio Gianna Meliani (che è il vero nome della designer), ma vengono lavorate anche le collezioni di griffe sia italiane che straniere. «La qualità che noi proponiamo è quella di sempre &#8211; dice la stilista &#8211; Continuiamo il nostro lavoro che è “made in Tuscany” anche se il prodotto finale, vista la crisi interna, va proposto su mercati esteri come la Cina e il Giappone, dove c’è voglia di moda».</p>
<p>«Il consumatore vuole prodotti fatti a “regola d’arte” per cui le griffe hanno cominciato a riaffacciarsi per la produzione nei nostri laboratori» racconta Andrea Nardi, terza generazione in fabbrica, la Bianchi e Nardi di Scandicci (una sessantina di lavoranti-artigiani), che ha prodotto e produce per le griffe, ma ha anche ripreso a lavorare pitoni e coccodrilli per le borse da donna a marchio proprio, vendute nella boutique Parri’s di via Guicciardini a Firenze. «Usiamo pellami che esaltano la manodopera toscana. Perché &#8211; dice Nardi &#8211; non abbiamo riscontrato solo un ritorno al made in Tuscany , ma anche il desiderio di chi compra, di avere un oggetto bello, fatto bene, mentre fino a due o tre anni fa era più importante il logo. A Santa Croce conciano le pelli &#8211; spiega Andrea &#8211; e noi, insieme ad altre aziende, a Scandicci le trasformiamo in borse».</p>
<p>«Per le produzioni più industriali ricorriamo anche a piccole aziende attorno a Firenze &#8211; dice Nardi &#8211; mentre per i prodotti di gamma media e alta impieghiamo i nostri lavoranti che sono artigiani di quelli veri, che restano anche se sono in età pensionabile. In azienda abbiamo egualmente diversi giovani e per questo i nostri clienti restano sorpresi. Ma noi puntiamo sui giovani. Alcuni hanno frequentato la scuola di pelletteria, altri invece cercavano un lavoro: in entrambi i casi vanno addestrati sul campo. Affianchiamo il giovane ai dipendenti di esperienza e così si possono tramandare i segreti dei prodotti fatti a regola d’arte. Anch’io, che sono la terza generazione, sono partito nel 2000 dalla gavetta per crescere giorno dopo giorno».</p>
<p>Di Elisabetta Arrighi<br />
Fonte IL TIRRENO</p>
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		<title>Il Made in Tuscany di scena al Pitti.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 18:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una giornata per celebrare il made in Italy in passerella. Dal fiorentino purosangue ai due designer Pitti Italics fino allo svedese Erik Bjerkesjo, new performer della kermesse, che produce capi ed accessori solo ed esclusivamente nello stivale. E se i primi defilé avevano la sala bianca di Palazzo Pitti come scenografia d&#8217;eccezione, l&#8217;evento più atteso...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una giornata per celebrare il made in Italy in passerella. Dal fiorentino purosangue ai due designer Pitti Italics fino allo svedese Erik Bjerkesjo, new performer della kermesse, che produce capi ed accessori solo ed esclusivamente nello stivale. E se i primi defilé avevano la sala bianca di Palazzo Pitti come scenografia d&#8217;eccezione, l&#8217;evento più atteso del Pitti Uomo numero 83 ha scelto la sala più maestosa di Palazzo Vecchio per non essere da meno.<span id="more-1274"></span> Sì, perché la sfilata di Ermanno Scervino, in programma questa sera alle 20.30, promette di trasformare il Salone dei Cinquecento per la prima volta nella location ideale di una sfilata memorabile.</p>
<p>Una passerella lunghissima, che attraversa quasi da parte a parte l&#8217;enorme spazio, vedrà «passeggiare» su e giù la collezione uomo e la pre-collection donna, che il designer toscanissimo ha deciso di presentare nella sua città. «Sono molto felice di sfilare nella mia città in occasione di Pitti Uomo &#8211; ha detto il designer &#8211; perché, nonostante il nostro brand continui ad espandersi in tutto il mondo, Palazzo Vecchio, simbolo di Firenze, è la cornice perfetta per accogliere quei valori di eccellenza e tradizione che sono il vero made in Italy, anzi il made in Tuscany».</p>
<p>E se di Made in Italy si parla, ecco spuntare all&#8217;orizzonte i due creativi incoronati Pitti Italics dallo staff di Pitti Immagine, ovvero Emiliano Rinaldi (che alle 16.30 sfila al Giardino della limonaia a Villa Vittoria) e Andrea Pompilio, che invece come location preferisce la Stazione Leopolda. Atmosfera internazionale ma non troppo per un altro ospite d&#8217;eccezione della giornata, Erik Bjerkesjo, svedese doc che sceglie la tradizione tutta italiana per dare vita alle sue linee di abbigliamento. “Posso contare sulla collaborazione di un grande team di esperti artigiani in Toscana dove produco le mie scarpe – ha spiegato lo stilista &#8211; e di uno straordinario gruppo di sarti in Veneto dove realizzo la collezione di abbigliamento”. Dulcis in fundo, per chi alle sfilate non è interessato, c&#8217;è un classico del divertimento made in Tuscany targato Pitti Immagine, l&#8217;Altro uomo party, vetrina esclusiva e serata danzante che per la prima volta lascia la storica “sede” invernale del club Tenax per trasferirsi nell&#8217;atmosfera ovattata e speciale dell&#8217;hotel Four Season.</p>
<p>Ludovica V. Zarrilli<br />
By corrierefiorentino.corriere.it</p>
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		<title>Ferragamo: the enduring legacy of the Italian shoe dynasty</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2012 10:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ferragamo, inventor of the wedge, is the brand worn by women from Marilyn Monroe to Margaret Thatcher, and the only label ever to hold a fashion show in the Louvre. It might not be as infamous as other Italian surnames in fashion but expect to hear more of it this week. The brand – which...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ferragamo, inventor of the wedge, is the brand worn by women from Marilyn Monroe to Margaret Thatcher, and the only label ever to hold a fashion show in the Louvre. It might not be as infamous as other Italian surnames in fashion but expect to hear more of it this week. The brand – which has had a store in London since 1938 – will relaunch its expanded Old Bond Street space with a splashy party for 200 guests. The event, hosted by Ferruccio Ferragamo, founder Salvatore&#8217;s eldest son and chairman of the company, will see a 61m-long table erected in the Burlington Arcade, adorned with 10,000 roses and 500 candles, where guests will be treated to a feast. So far, so Italian.</p>
<p>Family is never far away in Italian fashion. While the Gucci soap opera, complete with family murders, has given way to a slicker operation under the stewardship of fash-glomerate PPR, real-life Missonis, Armanis, Versaces and Fendis are still present in the brands that bear their names. The same is true at Ferragamo – possibly only rivalled by the Missoni sprawling dynasty, there are six members of the family working for the brand, across three generations. The difference? While the Missonis have made their perfect cross-generational lives into adverts shot by Juergen Teller and featuring pasta made by Nonna, we know almost nothing about the Ferragamos.</p>
<p>Here&#8217;s the crib sheet: Salvatore Ferragamo founded his shoe company in 1927. When he died in 1960, his widow Wanda (who still comes into the office every day at the age of 91) went from mother to businesswoman. She was joined by her six children, with the eldest, 17-year-old daughter Fiamma, involved from the start. Fiamma, the only child to have worked by her father&#8217;s side, invented the Varina – the signature ballet flat with grosgrain ribbon bow, based on her father&#8217;s Vara pump – in 1978, but died 20 years later. Now, Wanda is honorary chairwoman and she is flanked by four children and two grandchildren – James, the New York University-educated, dashing 40 year old who oversees women&#8217;s leather products, and Angelica, the more understated cousin who once worked for Buitoni pasta and is now Ferragamo&#8217;s retail director for Italy.</p>
<p>So what are the Ferragamos like? If the Missonis are boho hippy jetset, the Armanis are all business and the Versaces represent drama, think of the Ferragamos as the Medicis of fashion. Their shtick is culture. While the Medicis were patrons to Michelangelo, Leonardo Da Vinci and Donatello, the Ferragamos have helped to restore monuments in Florence and sponsored the exhibit of Da Vinci&#8217;s 1501 painting of Saint Anne at the Louvre this year, hence that fashion show. &#8220;We contribute in any way we can to maintain what we have here,&#8221; says Ferruccio. &#8220;It&#8217;s an honour to support the monuments, the paintings, the treasures.&#8221;</p>
<p>&#8220;Here&#8221; is Florence – a city as fundamental to the Ferragamo story as it was to the Medicis. The family has been based in the city since the beginning. Salvatore, who made his name in early Hollywood – Mary Pickford, Lillian Gish and Gloria Swanson were clients – returned to Italy, but not to his native South. Instead, as he wrote in his 1957 autobiography, Shoemaker of Dreams, &#8220;this beautiful city, with its centuries of wealth in art and its long traditions of noble leatherwork,&#8221; would be his home. He promptly set up his business in a palazzo built in 1289 and his company&#8217;s HQ has remained there ever since.</p>
<p>Salvatore, who is something of a renaissance man – he also studied human anatomy and patented a design for a leg splint – loved shoes to fit (his autobiography has pages devoted to feet) but his footwear designs were also radical. As well as inventing the wedge, he used Cellophane, bark and cork in his sometimes fantastical designs. &#8220;He had interesting materials and changed heel shapes,&#8221; says Rebecca Shawcross, curator of the Northampton Shoe Museum. &#8220;Shoes like this are everywhere now, but women then would have looked at them and gone, &#8216;Wow.&#8217;&#8221; The most famous of these is probably the Rainbow – a bulbous, multicoloured platform sandal originally created for Judy Garland in 1938, and able to compete with the Alexander McQueen armadillo heel in the extreme shoe trend today.</p>
<p>By contrast, Ferragamo now concentrate on classics. Wanda added accessories and ready-to-wear, all with a very Florentine appreciation of classical beauty. It&#8217;s chic and, Thatcher dalliance aside, conservative with a small c. &#8220;It has a timeless element to it,&#8221; says James, of the family aesthetic, &#8220;something you cherish beyond one season – but also feels relevant.&#8221; Penny Martin, editor-in-chief of The Gentlewoman, is among the fashion insiders who appreciate that relevance, particularly in the Vara 1 – a pump with a little block heel. The shoes &#8220;feel authentic and uncompromised in their design, like something from another time that still speaks so clearly,&#8221; she says. &#8220;There&#8217;s something quite young-Princess Margaret about them,&#8221; adds Emma Elwick-Bates, market editor at Vogue. &#8220;I personally wear the Varina pump, a perfect preppy classic to dress up ripped jeans.&#8221;</p>
<p>&#8220;Whatever circle you&#8217;re in, if you look down and see a pair of Ferragamos they know a bit about you,&#8221; says Shawcross. Wearing a pair of Ferragamos says you&#8217;re part of a cultural elite that appreciates slowly evolving design over the fickle nature of fashion – a very Florentine principle, in fact.</p>
<p>&#8220;It has an ability to renew itself, keep itself alive,&#8221; says James, of his home town. The same could be said of the Medics or, of course, the Ferragamos.</p>
<p>By: Guardian.co.uk<br />
Photograph: Courtesy of Ferragamo</p>
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