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	<title> &#187; export</title>
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	<description>Made in Tuscany è il portale che raccoglie le aziende che possono vantare e garantire di svolgere le loro attività in Toscana.</description>
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		<title>Se il &#8220;Red Carpet&#8221; è Made in Tuscany</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 13:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Export prodotti toscani]]></category>
		<category><![CDATA[Luxury: il lusso toscano]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal red carpet del festival del cinema di Cannes alle più importanti fiere mondiali: la moquette "firmata" Alma, azienda del distretto tessile pratese, tra i leader mondiali nella produzione di moquette agugliata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal red carpet del festival del cinema di Cannes alle più importanti fiere mondiali: la moquette &#8220;firmata&#8221; Alma, azienda del distretto tessile pratese, tra i leader mondiali nella produzione di moquette agugliata destinata a fiere, congressi, eventi e al settore automotive, studia nuovi prodotti – tra cui la moquette riciclabile al 100% &#8211; e intanto aumenta la capacità produttiva con un nuovo stabilimento a Capalle (Campi Bisenzio), alle porte di Prato, per un investimento di 5-6 milioni.</p>
<p>«I nostri impianti sono quasi saturi – spiega Carla Casini, titolare di Alma insieme con la sorella Romina – e ora l&#8217;obiettivo è ottimizzare la produzione di moquette per poi spingere ancor più sullo sviluppo estero, e guardare con attenzione soprattutto agli Stati Uniti. Per questo stiamo per avviare la la costruzione di un nuovo capannone di 6mila mq che, grazie anche a tecnologie più moderne, ci permetterà di aumentare la capacità produttiva oltre i 27 milioni di mq attuali».</p>
<p>Il gruppo Alma, che comprende Pointex (feltri industriali), Rifinizione Veneta, Lta (tessuti speciali per calzature) e Logo (abbigliamento) e guarda ad altre acquisizioni per il futuro (magari all’estero), arriverà ad avere più di 30mila mq coperti e 300 dipendenti. Il 2015 si chiude con ottimi numeri: fatturato di 36 milioni di euro (che salgono a 65 milioni a livello di gruppo), il 50% legato all’export, e la previsione di confermare un margine netto vicino al 6%.</p>
<p><strong><a href="http://www.toscana24.ilsole24ore.com/art/oggi/2016-01-08/prato-moquette-sfila-carpet-081727.php?uuid=gSLAuqLWUB" target="_blank">Continua la lettura su Toscana24</a></strong></p>
<p><em>Fonte: Toscana24</em><br />
<em>Foto: Eric Gaillard &#8211; Reuters</em></p>
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		<title>Spumanti: è boom sui mercati esteri dei nostri prodotti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2015 17:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Export prodotti toscani]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>

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		<description><![CDATA[Trainato dal Prosecco, nel 2015 l'export è cresciuto del 13% rispetto al 2014. Domenico Zonin, presidente dell'Uiv: "Ora serve una seria riflessione su come consolidare i risultati ottenuti e stabilizzare la leadership italiana"]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong> vini spumanti italiani </strong>non arrestano la propria corsa e anzi continuano a macinare successi sia sul mercato nazionale che all’estero.<br />
Secondo i dati dell’<strong>Uiv</strong>, snocciolati dal suo presidente <strong>Domenico Zonin</strong>, la produzione nel 2015 toccherà <strong>le 519 milioni di bottiglie </strong>(+10% rispetto al 2014), con un consumo interno in ripresa. Il vero successo degli spumanti <strong>made in Italy</strong> si consuma però sui mercati internazionali, dove<strong> l’export</strong>, trainato dal Prosecco (+29%), cresce del 13% rispetto al 2014, arrivando a vendere<strong> 362 milioni di bottiglie.</strong></p>
<p>“<em><strong>Numeri importanti per le bollicine italiane</strong> sia sul mercato interno che all’estero</em> – commenta a margine dei dati il direttore generale di Ismea <strong>Raffaele Borriello</strong> –<em>l’export viaggia a doppia cifra rispetto allo scorso anno e anche<strong> il mercato italiano cresce del 4%</strong>, grazie alle vendite presso la Gdo e il segmento Horeca. La spumantistica è un ambito produttivo che Ismea sta seguendo con un crescente interesse, mettendo a disposizione del sistema vinicolo italiano fonti informative ufficiali e certificate per assicurare certezza attendibilità scientifica dei dati</em>”.</p>
<p>“<em>I dati definitivi li presenteremo entro i primi sei mesi del 2016 </em>– precisa Zonin – <em>perché il mese di dicembre per molte realtà rappresenta ancora un momento molto attivo che può far variare sensibilmente il risultato finale d’impresa. E’ interessante però mettere in luce come <strong>il consumo di spumante italiano</strong> nel mercato interno, grazie soprattutto al Prosecco, <strong>si sia destagionalizzato</strong>, diventando vino da pasto per tutto l’anno</em>”.</p>
<p>“<em>Tuttavia, nonostante i buoni dati a disposizione</em> – continua il presidente dell’Uiv Zonin – <em>dobbiamo avviare una seria riflessione su come <strong>consolidare i risultati ottenuti e stabilizzare la leadership per far crescere il valore del nostro export</strong>. Il comparto spumantistico nazionale fatica a strutturarsi organicamente per affrontare il salto inevitabile verso i mercati stranieri, sempre più interessati al nostro prodotto di qualità.<br />
E’ bene evidenziare che <strong>l’export, infatti, si sposta verso gli spumanti di qualità</strong> che, in valore, fanno registrare un +16,4% per i Dop e un +57,5% per gli Igp, quando invece gli spumanti “comuni”, pari al 14% a volume e al 12% a valore del totale esportato, perdono il 5,7% a volume mantenendo un debole +1,3%</em>”.</p>
<p>A chiudere il commento di <strong>Andrea Rea</strong>, responsabile Wine management lab SDA Bocconi.<br />
“<em>I sensibili risultati di crescita in quantità e valore, unitamente alla destagionalizzazione dei consumi, dimostrano senza equivoci il <strong>successo della formula italiana </strong>nel mercato delle bollicine. E’ il contesto ideale per realizzare <strong>strategie di marketing specifiche</strong>, non solo per riposizionare l’Asti, unico prodotto in controtendenza, ma soprattutto per consolidare e sviluppare la leadership della straordinaria varietà italiana e del suo stile di vita “evergreen” nel mondo intero</em>”.<br />
© AgroNotizie &#8211; riproduzione riservata</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.uiv.it" target="_blank">Uiv &#8211; Unione italiana vini</a><br />
Autore: <a itemprop="author" href="http://agronotizie.imagelinenetwork.com/autori/lorenzo-pelliconi/1540">Lorenzo Pelliconi &#8211; Agronotizie</a></p>
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		<title>Coldiretti: -27,5% export Made in Italy con proroga sanzioni Russia</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 11:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Export prodotti toscani]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le esportazioni di prodotti Made in Italy in Russia nel 2015 sono crollate del 27,5 % per effetto dell’embargo che ha alimentato tensioni commerciali che hanno interessato anche i prodotti non colpiti direttamente.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le esportazioni di prodotti Made in Italy in Russia nel 2015 sono crollate del 27,5 % per effetto dell’embargo che ha alimentato tensioni commerciali che hanno interessato anche i prodotti non colpiti direttamente. E’ quanto emerge afferma la Coldiretti in occasione della decisione dell’Unione Europea di prorogare le sanzioni dalle quali sono scaturite le misure di embargo,  sulla base di una analisi dei dati relativi al commercio estero dell’Istat nel primi dieci mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.  </p>
<p>Se i settori piu’ colpiti sono chiaramente quelli interessati dall’embargo che ha sancito a partire dal 6 agosto 2014 il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, perdite di quote di mercato considerevoli – sottolinea la Coldiretti – si registrano anche in altri importanti comparti, dal tessile all’arredamento fino ai mezzi di trasporto. Nell’agroalimentare – sostiene la Coldiretti – ai danni diretti stimati in 20 milioni di euro al mese di mancate esportazioni si sommano anche i danni indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Lo stop alle importazioni dall’Italia ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dai salumi ai formaggi con la produzioni casearia russa di formaggio –  conclude la Coldiretti – che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato infatti un sorprendente aumento del 30 per cento e riguarda anche imitazioni di mozzarella, robiola o Parmesan.</p>
<p><em>Fonte: AGENPARL</em></p>
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		<title>Agroalimentare Made in Tuscany sul podio, 1.8 mld export nel 2014</title>
		<link>https://www.madeintuscany.it/site/agroalimentare-toscana-dati-2014/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2015 06:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Export prodotti toscani]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Expo]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra il 2008 e il 2014 l'export toscano di alimentare e bevande ha visto un aumento complessivo di 511 milioni di euro: in tempo di crisi, il settore agroalimentare mantiene un ruolo centrale nell'economia regionale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 2008 e il 2014 l&#8217;export toscano di alimentare e bevande ha visto un aumento complessivo di 511 milioni di euro: in tempo di crisi, il settore agroalimentare mantiene un ruolo centrale nell&#8217;economia regionale, segnando complessivamente nel 2014 quasi 1.8 miliardi di euro di esportazioni di prodotti alimentari e bevande.<br />
E&#8217; quanto si legge nell&#8217;analisi sul settore realizzata dal servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, presentata presso la sede di Banca CR Firenze, in occasione di un incontro che ha visto la presenza del presidente della Banca, Giuseppe Morbidelli, e di Pierluigi Monceri, direttore generale di Banca CR Firenze, insieme ai più importanti imprenditori della filiera agroalimentare in Toscana. La domanda di beni agroalimentari dall&#8217;estero, nel corso degli anni, è in costante crescita: tra il 2008 e il 2014 l&#8217;export di beni alimentari toscani è cresciuto del 39,3%, mentre quello delle bevande ha raggiunto il +41,5%. Ruolo trainante è quello di Stati Uniti e Canada, che insieme rappresentano quasi un terzo delle esportazioni toscane di alimentari e bevande nel 2014.<br />
Buoni risultati sono stati ottenuti anche in Germania, che da sola assorbe un sesto dell&#8217;export toscano di settore. Le imprese della regione hanno accresciuto la loro presenza anche nei nuovi mercati e, in particolare, in Cina, dove l&#8217;export, grazie soprattutto alle bevande, è salito a 48 milioni di euro nel 2014 (+22,7 milioni rispetto al 2008). L&#8217;analisi ha evidenziato che la proiezione internazionale è stata premiante: negli ultimi anni, il fatturato delle imprese del settore alimentare che operano con l&#8217;estero e che hanno partecipate fuori confine cresce a ritmi più elevati rispetto a quelle che lavorano con il solo mercato interno. Il made in Italy ha perso però quote sul commercio mondiale, a favore di paesi emergenti (Cina, India, Indonesia e, su alcuni segmenti, Turchia e Brasile) che crescono anche su prodotti molto lontani dalla nostra specializzazione, come ad esempio gli oli per energia esportati dall&#8217;Indonesia. L&#8217;export italiano di prodotti dell&#8217;alimentare e bevande è creato soprattutto dall&#8217;ampia base di piccole e medie imprese che, tuttavia, riescono meno dei grandi gruppi a penetrare nuovi mercati e a sfruttare su larga scala i vantaggi competitivi. La via del rafforzamento dimensionale e dei contratti di rete appare determinante per mantenere e crescere quote di mercato e per potenziare innovazione e internazionalizzazione.</p>
<p>&#8220;La Toscana è la terza regione italiana per numero di imprese in rete, 1.029 ad inizio marzo di quest&#8217;anno &#8211; ha spiegato Pierluigi Monceri, direttore generale di Banca CR Firenze. Gli obiettivi di numerose aziende agroalimentari in rete, come lo sviluppo di nuovi insediamenti produttivi in Italia e all&#8217;estero o il potenziamento della struttura commerciale, spingono ad aggregazioni, con benefici per tutte le aziende in rete, spesso specializzate in diversi comparti produttivi. La crescita dell&#8217;economia del territorio puo&#8217; passare attraverso questo processo di aggregazione, guardando all&#8217;export come punto di forza: una rete agroalimentare su quattro ha al proprio interno imprese legate al turismo, con sinergie di cui il territorio può direttamente beneficiarne&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il settore agroalimentare è strategico per la nostra economia e rappresenta una eccellenza del <a href="http://www.madeintuscany.it" target="_blank">Made in Tuscany</a> riconosciuta a livello internazionale, commenta Giuseppe Morbidelli, presidente di Banca CR Firenze. La nostra Banca e il Gruppo Intesa Sanpaolo da tempo si impegnano nel porre questo settore al centro delle politiche di sviluppo e marketing territoriale, offrendo il massimo supporto da un lato per facilitare e promuovere proficui rapporti commerciali in ogni parte del mondo e dall&#8217;altro per indurre verso una nuova cultura imprenditoriale di sistema che rafforzi la capacità di aggregazione delle imprese ed evidenzi le opportunità di business&#8221;.<br />
(AGI)</p>
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		<title>Quando le multinazionali estere fanno spesa nel Made in Tuscany</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 08:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Tuscany]]></category>
		<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[made in tuscany]]></category>

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		<description><![CDATA[Olio, formaggio e molti altri prodotti made in Tuscany: ecco gli ultimi grandi affari di marchi toscani venduti all'estero.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mister Wu è sbarcato a Massarosa, luogo amato da Puccini, entroterra di Viareggio. Mr. Wu Tonghong non è il protagonista nel nuovo film di 007, ma è il signore che ha firmato l’acquisto della Salov, l’ultimo marchio indipendente italiano in fatto di <a title="La Toscana è la 6° regione produttrice di vino." href="https://www.madeintuscany.it/site/produzione-vino-2012/" target="_blank">olio d’oliva</a>. La società anonima lucchese olio e vini (Salov sta per questo) fattura 330 milioni di euro e detiene il 10% del mercato italiano con i marchi Sagra e Berio. La Bright Food, 17 miliardi e mezzo di dollari di fatturato, dovrebbe avere sborsato 100 milioni di euro per il 90%. Il resto rimarrà in mano ad Alberto Fontana, che resterà come ad dell’azienda. I Fontana sono una delle famiglie più note di Lucca, con vari possedimenti immobiliari, fra cui il vecchio stabilimento nel cuore di Viareggio che da tempo attende una «valorizzazione immobiliare».</p>
<p><strong>LA SALOV AI CINESI</strong><br />
La storia della Salov venduta ai cinesi ha un sapore amaro, come certi olii non italiani. I Fontana erano in corsa mesi fa per comprare il marchio Bertolli, che da solo valeva 200 milioni di euro. Messo sul mercato dalla multinazionale Unilever è finito in mano agli spagnoli che già hanno Carapelli. Impossibilitati a crescere (e con relativa armonia in azienda fra i soci-parenti) hanno deciso di vendere.<br />
Mister Wu, tifosissimo del Milan ed in particolare di Ruud Gullit, annuncia investimenti nel (peraltro già moderno) stabilimento di Massarosa, costruito di fronte al lago di Massaciuccoli. Si parla di una iniezione di liquidità di 20 milioni di euro. Oggi la quota di olio Salov venduta in Cina è dell’1%. Wu annuncia che la raddoppierà ogni anno. Forte della richiesta del mercato di prodotti alimentari italiani. «In Cina – racconta al Corriere della Sera – ci sono sul mercato circa 300 marchi: spagnoli, greci, qualche italiano. Vogliamo fare del marchio di Lucca il leader in Cina».<br />
E lasciamo perdere che i marchi di Salov non siano nè Dop nè Igp. Dal 2006 il consumo di olio in Cina è aumentato del 50% e a fine anno toccherà quota 140mila tonnellate. Naturalmente per noi italiani l’olio è solo evo (ovvero extra vergine di oliva), per la Cina chissà.</p>
<p><strong>L&#8217;ALIVAL PARLA INGLESE</strong><br />
Se l’olio dice Italia, figuriamoci cosa dice al mondo la parola mozzarella (di bufala o no, è un dettaglio). Ma anche qui un marchio toscano (importante) se ne va all’estero. È l’Alival della famiglia lucchese Fanucchi. Ha 150 dipendenti a Ponte Buggianese in Valdinievole e altri 80 a Porcari in Lucchesia. Ma del gruppo è anche il Caseificio dell’Amiata. Soprattutto fanno capo all’Alival le mozzarelle dop Mandara. Marchio molto diffuso all’estero. La scorsa primavera l’Alival, con problemi di liquidità, è stata ceduta alla Nuova Castelli, colosso del Parmigiano con sede a Modena. Ma mister Bigi ha fatto presto a vendere al fondo inglese Charterhouse. Il gruppo con 1200 dipendenti dichiara un fatturato di oltre 800 milioni di euro e tante beghe in casa. A partire da un mega impianto di stagionatura del Parmigiano che non ha mai aperto per tutta una serie di ostacoli burocratici.</p>
<p><strong>LA CATENA UNAHOTELS FA GOLA AGLI ISPANO-CINESI</strong><br />
In questi giorni c’è un terzo gruppo nato e cresciuto in Toscana che è sul mercato. Si tratta della Unahotels catena di alberghi a 4 e 5 stelle messa su da Riccardo Fusi, il costruttore edile pratese rimasto implicato nello scandalo degli appalti pubblici fra Roma e Firenze. Il gruppo è finito in mano alle banche. Con un fatturato di 70 milioni denuncia un indebitamento con gli istituti di credito pari a 270 milioni di euro. Dalla sua ha però un asset: su 31 hotel gestiti ben 17 sono di proprietà. Fra cui autentici gioielli come l’Unahotels di Roma ma anche quello di Lido di Camaiore e villa le Maschere nel Mugello (splendido resort a 5 stelle). In corsa per acquisire la catena (matedì 16 si aprivano le buste con le offerte) colossi alberghieri come Nh Hoteles (spagnoli con capitali cinesi), Melià, Starwood, Accor e anche l’italiana Alpitour.<br />
Nella casa madre di Calenzano c’è molta preoccupazione. Si teme un calo dei posti, ma soprattutto ci si chiede perché un marchio di qualità debba finire in mano straniere quando da anni si lamenta che l’Italia non abbia una grande catena hotellier dopo la fine della Ciga, ma anche della Jolly hotel dei Marzotto.<br />
In Toscana il gruppo ha sei alberghi: due in Versilia, due nel Mugello, uno a Firenze e palazzo Mannaioni a Montaione. In più c’è il centro nevralgico del gruppo che ha sede legale a Milano ma quasi 80 dipendenti a Calenzano fra centro prenotazioni, addetti agli acquisti, marketing etc. Che temono di andare a casa, in caso di sinergie con grossi gruppi. Le vicende di Fusi sono note, ma riguardo alla Unahotels aveva avuto una bella intuizione. Da Calenzano ci si chiede perchè in Regione si pensi a tutto fuorchè ai posti di lavoro che si rischia di perdere nel turismo. In gran parte – fra l’altro – contratti annuali e non stagionali. Anche in realtà come la Versilia dove Unahotels ha giusto rilevato un hotel la scorsa stagione a Forte, alla luce dei successi ottenuti dal primo hotel del Lido.<br />
Agroalimentare e turismo, due settori ancora trainanti ma che poco interessano alla politica. O almeno sembra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il commento di Cristiano Meoni &#8211; Ma il lavoro rimanga qui da noi</strong></p>
<p>Ieri la Carapelli e la Bertolli, oggi la Salov &#8211; conosciuta per i marchi Sagra e Berio &#8211; domani chissà cosa. Statene certi: non finisce qui. Il carrello della spesa dei compratori stranieri non è ancora pieno. E del resto perché meravigliarsi? Solo un mese fa il Financial Times ha premiato la Toscana per la migliore strategia di attrazione di investimenti esteri tra le regioni del Sud Europa. Anche se è “sud”, un primato che non può che inorgoglire. Tra il 2005 e il 2010 le multinazionali straniere hanno investito nella nostra regione una media di 300 milioni l&#8217;anno, salita a 400 milioni nel triennio 2011-2013. Perché meravigliarsi ma anche: perché contrariarsi? D&#8217;istinto, nell&#8217;apprendere che marchi dell&#8217;eccellenza toscana stanno per finire in mani straniere, non si può che reagire con fastidio, facendo suonare le campane della toscanità. Ma è sufficiente un minimo di raziocinio per realizzare che l’alternativa allo straniero è quasi sempre peggiore: la marginalità nel mercato globale e poi la chiusura (ce ne sarebbe una terza: i soldi, ma gli imprenditori toscani non ne hanno abbastanza per il salto di qualità) .</p>
<p>Non serve scomodare la Lucchini, che oggi ha un futuro solo perché un signore venuto dall&#8217;Algeria ha messo sul piatto 400 milioni di euro. Tornando alle tre vicende di cui parliamo in questa pagina, è evidente che per ciascuna di loro l&#8217;intervento esterno è utile quando non provvidenziale, apporta capitali e reti di distribuzione e commercializzazione che possono far crescere le aziende sui mercati mondiali: aziende altrimenti impossibilitate a fare ricerca e sviluppo e costrette a competere con gli stessi prodotti sugli stessi sempre più asfittici mercati “maturi”. Certo, c&#8217;è anche un dose di rischio: il rischio che il compratore straniero sia interessato solo ad accaparrarsi il marchio e che, in un secondo tempo, sposti la produzione in paesi a più basso costo. O che un padrone molto distante e per niente condizionabile dal territorio abbia meno scrupoli a spegnere una fabbrica con un clic. Ma dove non esiste il rischio, oggi? Lo spartiacque tra buona e cattiva operazione non è facile da delineare ma la linea di condotta che la Regione sta tenendo sulla vendita della Mukki Latte, un&#8217;altra piccola eccellenza toscana, può offrire un utile modello: a noi non interessa se la Mukki finirà in mano a Granarolo &#8211; dice la Regione &#8211; a noi interessa che il nuovo proprietario mantenga in Toscana la filiera di produzione. Il lavoro, che poi è l&#8217;unica cosa che conta. Se i nuovi padroni cinesi o i fondi anglosassoni sapranno garantire più lavoro, per i toscani, in Toscana, allora siano i benvenuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo tratto da<a href="http://iltirreno.gelocal.it/regione/2014/12/17/news/olio-formaggio-e-hotel-ecco-le-ultime-l-olio-sagra-e-del-dragone-e-sua-maesta-prende-l-alival-1.10514022" target="_blank"> IlTirreno.it </a>di Corrado Benzio, con il commento di <a href="http://iltirreno.gelocal.it/regione/2014/12/17/news/il-commento-ma-il-lavoro-rimanga-qui-da-noi-1.10514043" target="_blank">Cristiano Meoni</a></em></p>
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		<title>Il vino vale il 36% dell’export made in Tuscany</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2014 07:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Toglietemi tutto ma non un bicchiere di vino durante i pasti. Potremo prendere a prestito il celebre claim di un noto brand per confermare una delle abitudini che sembrano resistere anche alla crisi. Per 1 su 3 (35%) il vino in tavola durante i pasti è sacro. Una consuetudine che si accompagna agli effetti positivi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Toglietemi tutto ma non un bicchiere di vino durante i pasti. Potremo prendere a prestito il celebre claim di un noto brand per confermare una delle abitudini che sembrano resistere anche alla crisi. Per 1 su 3 (35%) il vino in tavola durante i pasti è sacro. Una consuetudine che si accompagna agli effetti positivi per la salute poiché, in base ad un recente studio, un bicchiere di vino al giorno per lui e mezzo per lei, sarebbero la giusta quantità per allungarsi la vita di almeno 1,3 anni per i maschi e di un anno e mezzo per le donne rispetto a coloro che non bevono affatto. A dirlo è Coldiretti Toscana che in occasione dell’edizione di<strong> Vinitaly</strong> in programma dal 6 al 9 aprile a Verona ha realizzato una indagine per capire in quali momenti i toscani consumano abitualmente vino. Secondo i risultati del sondaggio i toscani sono stimolati a consumare vino in compagnia. E’ così per il 34% confermando dunque l’antica funzione sociale del vino e la sua spiccata dote di favorire la convivialità tra persone. Per il 21% l’occasione giusta per stappare una bottiglia è invece rappresentante da un’occasione speciale, come un evento o una festa. L’8% consuma vino principalmente il sabato sera, il 2% lo fa solo in vacanza. Che il vino rappresenti un motore sociale è risaputo, ma lo è sempre di più anche economico spingendo in alto il valore e l’immagine del <a href="https://www.madeintuscany.it/site/about-us/">brand Made in Tuscany</a>. Il 36% delle esportazioni di cibo e bevande nel mondo è rappresentato da vino che nel 2013 ha raggiunto il valore record di 747 milioni di euro, il 6,3% in più rispetto all’anno precedente confermando quindi un trend inarrestabile di crescita. Vino ed olio, insieme, valgono il 62% dell’export agroalimentare per un valore che sfiora 1,3 miliardi di euro. Coldiretti sarà presente al Vinitaly 2014 con un proprio stand presso la Galleria Centro Servizi Arena – stand A, tra il padiglione 6 e 7, dove a partire dalle 10,00 del 6 aprile sarà attivo per la prima volta un innovativo strumento per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore vitivinicolo, saranno presentate analisi su produzione, commercio, frodi e lavori ma anche presentate proposte concrete per la semplificazione, denunciati nuovi ed incredibili casi di contraffazioni ed imitazioni dei nostri vini ed un ignobile business a danno dell’immagine del Made in Italy nel mondo. In programma anche una serie di eventi, convegni ed incontri. “La legalità nel bicchiere, il piano d’azione” è il titolo del convegno organizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dalla <a href="https://www.madeintuscany.it/site/about-us/testimonials/tulio-marcelli-relais-la-torre/">Coldiretti </a>e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. All’incontro di domenica 6 aprile 2014 alle 16,00 nella sala riunione dell’area MIPAAF presso Palaexpo al piano terra interverranno il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, il Presidente del comitato scientifico dell’osservatorio sulla criminalità Gian Carlo Caselli e il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Sarà esposto e denunciato pubblicamente un ignobile business a danno dell’immagine del Made in Italy nel mondo. La cantina dell’orrore sarà presentata alle 10,00 del 7 Aprile presenterà al Vinitaly nello stand della Coldiretti nel Centro Servizi Arena – stand A, tra il padiglione 6 e 7 per denunciare nuovi ed incredibili casi di contraffazioni ed imitazioni dei nostri vini e liquori più’ prestigiosi ma anche gli escamotage messi i atto dai furbetti del tarocco per beffare l’Italia e l’Interpol con una analisi economica del fenomeno ed esposizioni ad hoc. Costruire l’etichetta di un vino e assemblare in un unico messaggio tutta la complessità delle caratteristiche del pregiato prodotto è una vera e propria creazione dell’imprenditore che affida alla stessa tutta la comunicazione del suo prodotto e del grande lavoro che c’è dietro. Il Marketing del vino, dalla etichetta al web è il titolo del convegno organizzato dalla Coldiretti e dell’Associazione nazionale Città del Vino. All’incontro, che si terrà lunedì 7 aprile 2014 alle 15,00 nella sala Salieri del Centro Congressi, interverranno il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari eForestali Maurizio Martina, il Presidente Coldiretti Roberto Moncalvo, il Presidente dell’associazione Nazionale Città del vino Pietro Iadanza, ma anche importanti esperti di marketing e analisti del web come Diego Ciulli di Google. Nell’occasione sarà presentata la proposta Coldiretti sulla semplificazione con l’analisi dei carichi burocratici insostenibili per il settore.</p>
<p><em>Fonte: Coldiretti Toscana</em></p>
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		<title>Record storico dei prodotti italiani, e soprattutto toscani, a New York</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 17:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentare Toscano]]></category>
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		<description><![CDATA[A New York 128 ambasciatori del gusto italiano possono fregiarsi del marchio &#8220;Ospitalità Italiana, Ristoranti italiani nel mondo&#8221;, che certifica la qualità e soprattutto l&#8217;italianità della cucina. E&#8217; il risultato della tappa Newyorchese del progetto lanciato da Unioncamere per combattere la contraffazione dei prodotti e delle ricette italiane che costa diversi miliardi l&#8217;anno alle produzioni...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A New York 128 ambasciatori del gusto italiano possono fregiarsi del marchio &#8220;Ospitalità Italiana, Ristoranti italiani nel mondo&#8221;, che certifica la qualità e soprattutto l&#8217;italianità della cucina. E&#8217; il risultato della tappa Newyorchese del progetto lanciato da Unioncamere per combattere la contraffazione dei prodotti e delle ricette italiane che costa diversi miliardi l&#8217;anno alle produzioni del nostro Paese. &#8220;Oggi abbiamo consegnato 74 nuove targhe &#8211; spiega il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello &#8211; ad altrettanti ristoranti di cucina italiana che tengono alta la bandiera dei nostri prodotti agroalimentari portando a 128 il totale dei ristoranti riconosciuti sul mercato Newyorchese. Siamo stanchi come italiani di vedere sfruttato l&#8217;Italian sound, simbolo di eccellenza del mangiare e del bere, da operatori che di italiano non offrono nulla&#8221;.</p>
<p>Per conquistare la targa i ristoratori hanno dovuto dimostrare di rispettare un disciplinare che obbliga ad avere menù, cuochi e personale anche italiani e soprattutto una percentuale consistente di vini, oli e ricette del nostro Paese. Istituito nel 1997, in collaborazione con Isnart e le Camere di commercio italiane all&#8217;estero, oggi il marchio Ospitalità Italiana conta oltre 6.500 strutture certificate in Italia e quasi 2.000 ristoranti italiani nel mondo. Una preziosa bussola per chi ama la vera cucina italiana di qualità, ma anche un utile strumento per promuovere attraverso l&#8217;autentica ristorazione tricolore quanto di bello e di buono sanno produrre i nostri territori. Perché sulle tavole straniere si porta l&#8217;Italia che piace.</p>
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		<title>Export: Vola l&#8217;agroalimentare toscano in Cina e America.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Sep 2013 14:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Export prodotti toscani]]></category>
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		<description><![CDATA[Notizie positive anche dal Nord America con Stati Uniti, +12% che ci conferma uno degli sbocchi principali delle nostre produzioni con il 21% delle quote di export, e Canada, + 17%, mentre frenano le esportazioni in Francia, &#8211; 2%. Tiene l&#8217;export nella vecchia Europa con + 2,8%, pari a 13 milioni di euro in più...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Notizie positive anche dal Nord America con Stati Uniti, +12% che ci conferma uno degli sbocchi principali delle nostre produzioni con il 21% delle quote di export, e Canada, + 17%, mentre frenano le esportazioni in Francia, &#8211; 2%. Tiene l&#8217;export nella vecchia Europa con + 2,8%, pari a 13 milioni di euro in più di prodotti rispetto al primo semestre dello scorso anno che portano a 610 milioni di euro il valore delle esportazioni.</p>
<p>La Toscana esporta in Europa il 60% delle sue produzioni. Bene la situazione nell&#8217;Euro a 25 paesi, + 14%. A spingere le esportazioni sono principalmente l&#8217;olio con + 18,3%, pasta + 12% e vino + 7%.<br />
Forte contrazione invece per frutta e ortaggi conservati, ­ 7,6%.<br />
Rispetto allo stesso periodo di un anno fa il <strong>Made in Tuscany</strong> agroalimentare si conferma decisamente in salute e soprattutto in controtendenza in una regione dove la flessione delle esportazioni è stata dell&#8217;1,9%.</p>
<p>L&#8217;agroalimentare pesa, sul totale dell&#8217;export per il 6,5% sul totale delle esportazioni toscane che nel primo semestre hanno quasi raggiunto i 16 miliardi di euro.<br />
Complessivamente le esportazioni di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno superato il miliardo di euro, 74 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno passato.</p>
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		<title>Tassa sul vino: la Cina getta acqua sul fuoco (se ne parla, eventualmente, tra otto mesi)</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 10:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Export prodotti toscani]]></category>
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		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[vinexpo]]></category>
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		<description><![CDATA[Si allontana la tassa sul vino annunciata da Pechino come ritorsione alle misure decise dalla Ue sull&#8217;import di pannelli solari cinesi. Il ministro del commercio avrebbe fatto sapere di non aver ancora messo mano alla questione: l&#8217;eventuale nuova tassa anti-dumping infatti sarebbe stata imposta a seguito di una capillare inchiesta sul mercato. Se ne è...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si allontana la tassa sul vino annunciata da Pechino come ritorsione alle misure decise dalla Ue sull&#8217;import di pannelli solari cinesi. Il ministro del commercio avrebbe fatto sapere di non aver ancora messo mano alla questione: l&#8217;eventuale nuova tassa anti-dumping infatti sarebbe stata imposta a seguito di una capillare inchiesta sul mercato.</p>
<p>Se ne è parlato molto al Vinexpo di Bordeaux in questi giorni. Molti temevano l&#8217;applicazione del prelievo già a partire dai primi di agosto, nella migliore (si fa per dire) delle ipotesi invece slitterà tutto almeno di otto mesi. E potrebbe scendere anche l&#8217;aliquota, dal paventato 40 al 10%.</p>
<p>Una boccata di ossigeno per i produttori che guardano alla Cina come il futuro immenso mercato di sbocco, visto anche il calo continuo dei consumi di vino nei paesi occidentali.</p>
<p>Vinitaly, la fiera del vino di Verona si è già mossa per mettere in campo una &#8220;controffensiva diplomatica&#8221;. &#8220;Nei prossimi giorni &#8211; ha annunciato Stevie Kim, managing director di Vinitaly International &#8211; incontreremo a Pechino i vertici della Caws (China Association for Importers &#038; Exporters of Wine and Spirits), l&#8217;associazione dedicata al vino, facente capo all&#8217;influente Camera di Commercio della capitale (Mofcom), uno dei principali ospiti alla kermesse veronese dello scorso aprile&#8221;. Come ricorda Vinitaly le esportazioni Ue di vino in Cina nel 2012 sono state di 763 milioni di euro, l&#8217;8.6% del valore complessivo, di cui 77 per l&#8217;Italia, 89 per la Spagna e 546 per la Francia. Cifre significative ma ben diverse dai 21 miliardi di euro di esportazioni dei pannelli solari cinesi in Europa. &#8220;Ed è ben diverso &#8211; dice Kim &#8211; l&#8217;ammontare dei sussidi Ue al settore vitivinicolo: 1.1 miliardi di euro l&#8217;anno, secondo una nota diffusa da Vinitaly in Cina, di cui la metà per migliorarne la qualità (ma a scapito dei volumi), 40% per le aziende e solo 100 milioni di promozione, in linea con quanto consentito dal Wto, nei Paesi terzi. Dal 2008 a oggi su dati Istat, le esportazioni nazionali in valore in Cina sono passate da 19 milioni di euro a 77 milioni, e anche i primi due mesi dell&#8217;anno hanno confermato il trend, con un aumento record del 42%. Attualmente, ai dazi doganali (14%), si deve aggiungere l&#8217;Iva (17%) e la tassa di consumo che ammonta al 10%. Paesi come Nuova Zelanda e Cile hanno siglato accordi bilaterali con Cina e hanno vantaggi per quanto riguarda solo i dazi doganali, non l&#8217;Iva né la tassa sul consumo.</p>
<p>By: Fernanda Roggero / Ilsole24ore.com</p>
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		<title>La Toscana è la 6° regione produttrice di vino.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 14:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Made in Tuscany</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia toscana]]></category>
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		<category><![CDATA[chianti]]></category>
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		<description><![CDATA[La Toscana nel 2012 si è confermata la 6ª regione produttrice di vino con il 57% della produzione a denominazione di origine controllata caratterizzata dalla presenza di 42 etichette di cui 6 DOCG e 26 DOC. Secondo i dati 2012 di Valoritalia, tra le DOCG la Chianti Classico è quella che pesa maggiormente sulla produzione...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Toscana nel 2012 si è confermata la 6ª regione produttrice di vino con il 57% della produzione a denominazione di origine controllata caratterizzata dalla presenza di 42 etichette di cui 6 DOCG e 26 DOC. Secondo i dati 2012 di Valoritalia, tra le DOCG la Chianti Classico è quella che pesa maggiormente sulla produzione regionale con una quota del 26% in aumento del 3,7% rispetto all’anno precedente, in controtendenza. Un’analisi di UniCredit su dati Istat evidenzia inoltre che il distretto dei vini del Chianti continua a mostrare una performance estremamente positiva in termini di export in crescita dell’8,5% nel 2012.</p>
<p>In termini di Redditività e struttura finanziaria regionale (secondo una elaborazione di UniCredit dell’Indagine Mediobanca sul settore  vinicolo 2013) la Toscana, tra le regioni più rappresentative per attività vitivinicola, è quella che sembra avere complessivamente la performance economica migliore della media nazionale. </p>
<p>Di questi scenari ma anche di case history di successo si è discusso questa mattina al “Forum Economie Filiera Vitivinicola del Centro Italia” che si è tenuto a Villa Fabrigotti, presso Firenze, nel corso di una tavola rotonda alla quale hanno preso parte Gianni Salvadori, Assessore all&#8217;agricoltura della Regione Toscana Riccardo Masoero, Resp.Territorial &#038; Sectorial Intelligence UniCredit, Cristiana Colli<br />
Ricercatrice Aaster, Enrico Viglierchio, Amministratore Delegato e Direttore Generale Castello Banfi, Elisabetta Tosi, Wine blogger (vinopigro.it). A trarre le conclusioni Luca Lorenzi, Deputy Regional Manager Centro Nord UniCredit.</p>
<p>Si stima che nel 2013 il consumo mondiale di vino supererà la produzione. Le stime per il 2012, vedono infatti un calo della produzione mondiale nell’ordine del 6% per un totale di 248 milioni di ettolitri. Anche l’Italia segue il trend negativo con una diminuzione stimata del vino prodotto del 3,4%, arrivando a 40,8 milioni di ettolitri.  Nonostante ciò, nel 2012 l’Italia ha riconquistato la leadership mondiale come produttore con una quota del 16,5%, tornando così davanti alla Francia, che nel 2011 le aveva strappato il primato della quantità.</p>
<p>Il mercato vitivinicolo rappresenta per l&#8217;Italia, primo paese produttore ed esportatore al mondo, un&#8217;opportunità da sviluppare ulteriormente in termini di valore prodotto.</p>
<p>Dal canto suo Enrico Viglierchio, Amministratore Delegato e Direttore Generale Castello Banfi, ha sottolineato che “i consumi mondiali si stanno spostando e questo influisce anche sul modalità di produzione e commercializzazione. Tutto il modello vinicolo mondiale è in evoluzione e la Toscana, che certamente ha un ruolo fondamentale in Italia e nel mondo, non può pensare di rimanere ferma sui propri allori. A livello immagine, moda, componente emozionale i vini toscani dettano le regole, ma si deve lavorare per raggiungere quantità superiori per essere presenti in maggiori parti del mondo e contrastare le nuove produzioni. Inoltre il numero totale di ettolitri prodotti nel territorio è spacchettato in un numero elevatissimo di etichette (oltre 500) che non comunicano tra loro e non consentono un’approccio commerciale  di più grande respiro”.</p>
<p>“In uno scenario come quello col quale devono confrontarsi le aziende toscane oggi – ha commentato Luca Lorenzi, Deputy Regional Manager per il Centro Nord di UniCredit &#8211; l’internazionalizzazione costituisce un canale fondamentale per promuovere l’eccellenza vitivinicola locale. Tra i paesi che maggiormente apprezzano il vino spiccano Usa, Germania, Regno Unito e la qualità del prodotto non basta per competere su questi mercati. E’ necessario puntare su innovazione, internazionalizzazione, marketing, capacità di fare rete, certificazioni, tutela del paesaggio, eno-turismo. I nostri dati testimoniano che gli imprenditori toscani sono pronti ad affrontare queste sfide e il nostro Gruppo sta lavorando per essere al loro fianco: quasi 120 milioni di euro sono stati destinati da UniCredit in Toscana nel 2012 al supporto della nuova imprenditoria e dell’innovazione e in regione abbiamo già finanziato 580 start up. Questi numeri fanno parte del progetto UniCredit per la Toscana, attraverso cui nel 2012 la Banca ha erogato complessivamente 472 milioni di euro alle imprese toscane. Di recente inoltre abbiamo lanciato il progetto “UniCredit International per il Vino”, con un’offerta dedicata di servizi e prodotti a supporto del processo di internazionalizzazione delle aziende vitivinicole”. </p>
<p>Fonte: Ufficio Stampa</p>
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